Affido dei minori: vogliamo conoscere strutture, funzionamento e costi

genitori-separati-494667.610x431INTERROGAZIONE

Premesso che :

In Italia i minori che vivono fuori dalla famiglia di origine sono circa 32.000. Per contrastare il fenomeno dell’istituzionalizzazione dei bambini stanno nascendo iniziative in tutta Italia.

Anche in Veneto è attivo da otto anni il progetto “Famiglie in rete” ideato dal dottor Pasquale Borsellino, direttore della Struttura complessa Unità operativa materno-infantile età evolutiva e famiglia per il distretto socio sanitario 2 di Valdobbiadene-Montebelluna. La peculiarità di questo progetto consiste nell’aiuto prossimale in cui le reti lavorano in sinergia con i servizi sociali a livello orizzontale: tutti i soggetti delle reti offrono la propria competenza, hanno uguale importanza e nessuna voce prevarica o ha più forza di un’altra. Il progetto si è diffuso anche in Trentino dove le reti sono 4.

Il Trentino ha dimostrato che il fenomeno dell’istituzionalizzazione dei bambini può essere risolto. In pochi anni il Trentino è balzato dal penultimo al quinto posto assoluto nella classifica delle regioni più virtuose in tema di allontanamenti. Lo dice il rapporto finale sugli affidamenti familiari e collocamenti in comunità del Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

Inoltre recentemente il Consiglio Provinciale di Trento ha approvato all’unanimità il disegno di legge “Integrazioni della legge provinciale sulle politiche sociali 2007 e della legge provinciale sulla tutela della salute 2010 in materia di carte dei servizi e di servizi a favore dei minori” che modifica la normativa provinciale sul welfare del 2007 introducendo la carta dei servizi sociali. Inoltre si sta lavorando attivamente alla prevenzione dell’istituzionalizzazione dei minori con un apposito programma legato ad una sperimentazione nazionale. Il progetto sperimentale è partito a Trento e a Rovereto coinvolge sei famiglie e punta ad offrire una possibile alternativa all’istituzionalizzazione dei minori.

Un altro programma, attivo anche in Veneto, è il Programma P.I.P.P.I. che persegue la finalità di innovare le pratiche di intervento nei confronti delle famiglie negligenti al fine di ridurre il rischio di allontanamento dei bambini dal nucleo familiare d’origine.

 

Facendo seguito all’interrogazione datata 14/09/2016, sempre nell’ottica di una maggiore comprensione della situazione della tutela minorile e degli affidamenti etero-familiari, la sottoscritta Liliana Zaltron in qualità di consigliere comunale chiede:

1.      Se si sia a conoscenza dei protocolli e delle buone pratiche di cui sopra e quali siano le considerazioni al riguardo;

2.      Se si sia a conoscenza di altri protocolli e buone pratiche volte alla prevenzione dell’istituzionalizzazione dei bambini;

3.      Se nel Comune di Vicenza siano attivi dei protocolli, buone pratiche, progetti pilota e/o sperimentazioni volti alla prevenzione dell’istituzionalizzazione dei bambini. Si prega di descriverli in dettaglio;

4.      Quali sono le associazioni, cooperative e comunità socio-educative, nonché le case famiglia, che si occupano dell’accoglienza di minori fuori famiglia, a cui il Comune eroga contributi e sovvenzioni ad ogni titolo. Si prega di includerle tutte anche quelle al difuori del territorio comunale, provinciale e/o regionale;

5.      Quali e quanti sono i contributi e le sovvenzioni che ad ogni titolo il Comune eroga a tutte le associazioni, cooperative e comunità socio-educative, nonché case famiglia, che si occupano dell’accoglienza di minori fuori famiglia. Si prega di includerle tutte anche quelle al difuori del territorio comunale, provinciale e/o regionale;

6.      Se vi siano contributi e sovvenzioni integrativi erogati ad ogni titolo dalla Provincia, dalla Regione e/o da altri enti ad associazioni, cooperative e comunità socio-educative, nonché alle case famiglia, che si occupano dell’accoglienza fuori famiglia in carico al Comune di Vicenza;

7.      L’elenco di tutti i soggetti che operano nel campo dei minori con situazioni familiari a rischio (assistenti sociali, psicologi, psichiatri, medici ecc.) a cui sono stati affidati dall’Assessorato alla Comunità e alle famiglie incarichi professionali di consulenza, studio e ricerca con la relativa indicazione della ragione, dell’oggetto e della durata dell’incarico, nonché, dell’ammontare del compenso corrisposto;

8.      A quanto ammontano le spese giornaliere relative ad un minore collocato presso una comunità o una casa famiglia. Si prega di suddividere le spese giornaliere sostenute per ogni associazione, cooperativa e comunità socio-educativa, nonché casa famiglia. Se possibile, si prega di separare le voci di spesa: retta giornaliera, spese sanitarie, altro;

9.      Quali sono tutti gli altri interventi socio-assistenziali ed educativi o sostitutivi della famiglia non menzionati dai punti precedenti e a quanto ammontano le relative spese sostenute annualmente dal Comune.

Si richiede anche risposta scritta.

Vicenza, 25/09/2016

 

Liliana Zaltron

Movimento 5 Stelle – Vicenza

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