AGROENERGIE: OPPORTUNITA' E LIMITI

Invito alla conferenza del 24 febbraio a Bagnoli di Sopra (PD) “Agroenergie: opportunità e limiti”

di Milan Roberto, MoVimento Veneto.

Io credo che il Movimento 5 Stelle possa prendere posizione chiara per contrastare alcune decisioni regionali, governative e anche a livello comunitario che vanno a premiare ancora una volta sempre gli stessi autori di molte catastrofi economiche – sociali. Le agroenergie sembrano nuovi “abbagli” per farci fessi!
In questa conferenza non si parlerà dell’inquinamento che tali impianti di biomassa produrrebbero (idrogeno solforato, metano, odori ecc.) ma delle scelte politiche che ha portato ad incentivare con contributi sostanziosi gli impianti a biogas, biomassa ecc.
In molti sostengono che queste energie non sono convenienti e che esistono perchè sono notevoli i contributi Statali. Ma chi approfitta di queste? Sembra essere premiati gli impianti medio-grandi. Poco i piccoli impianti dedicati agli allevamenti zootecnici, veri utenti bisognosi di sostegno.
L’agricoltura Italiana più che puntare sulle filiere corte, sulla produzione di qualità, sana, ecosostenibile, riducendo l’uso di sostanze chimiche di sintesi punta, fornendo molti contributi, cioè le nostre tasse, sulle coltivazioni di piante e cereali per essere bruciate per produrre energia elettrica (e calore?). E il prezzo dei cereali cresce, il prezzo del pane e della pasta aumenta di mese in mese e importiamo sempre più cereali dai Paesi del terzo mondo creando aumento dei prezzi anche in quei Paesi che stanno lottando contro la fame.
Per farvi un’idea vi fornisco alcune riflessioni di M. Gianpietro che potrete trovare disponibili nel link sotto riportato.
“Allo stato attuale potremmo usare i biocarburanti per rimpiazzare i carburanti fossili
all’interno di una società industrializzata come l’Italia? La risposta che si ottiene è
abbastanza netta: quando si considera l’analisi del ciclo di vita della produzione di
energia, la prestazione dei biocarburanti non si avvicina neanche lontanamente a fornire
quanto richiesto da una società moderna, non è quindi una fonte di energia desiderabile,
e non è assolutamente compatibile con i vincoli socio-economici e biofisici della società, non è quindi nemmeno possibile.”
“Qual’è quindi il “peccato originale”, “la madre di tutti i problemi” che rende l’ipotesi
biocarburanti un abbaglio? La risposta è la seguente: la domanda interna di energia
per fare energia (Giampietro et al., 1997; Ulgiati, 2001; Giampietro et al., 2006a).”
Mentre è facile capire come alcuni degli attori del mondo agricolo siano contenti di questa soluzione, che stabilizza lo status quo (cioè per coloro che sono contenti di uno sviluppo
agricolo inteso come adozione di innovazioni mirate a produrre di più), i produttori
agricoli dovrebbero essere molto scontenti di questa soluzione. Dopo oltre un secolo,
nel quale lo sviluppo tecnologico dell’agricoltura ha avuto lo scopo di eliminare i contadini
dalla forza lavoro (per rendere disponibile più ore lavorative agli altri settori economici
più produttivi) e renderli sempre più subordinati all’industria produttrice di input,
finalmente esiste la possibilità di ridiscutere un nuovo contratto sociale con i produttori
agricoli. Tutti nel resto della società, se si esclude l’establishment agricolo, sono convinti
che i produttori agricoli devono essere pagati per produrre meglio e non per produrre
di più. L’eliminazione dei sussidi all’agricoltura industriale potrebbe finalmente essere
l’occasione per superare la concezione monocriteriale del ruolo dei produttori agricoli,
basata solo sull’idea che gli agricoltori devono produrre più derrate, per passare ad
una concezione multifunzionale dell’agricoltura nella quale i produttori agricoli producono
beni, delicatezze e cibi di alta qualità, servizi per l’ambiente e per la società. In questa
nuova prospettiva i soldi che la società investe nell’agricoltura finirebbero nelle
tasche dei produttori agricoli e non, come succede adesso, nelle tasche dell’industria che
produce gli input per la produzione. Infatti, negli USA, al momento, dei 7,2 US$ di sussidi
alla produzione dei biocarburanti solo 2 centesimi vanno ai produttori, il resto finisce
nelle casse delle industrie che producono gli input e le infrastrutture tecniche (si
veda il contributo di David Pimentel in questo volume).

L’idea di produrre biocarburanti per sostituire il petrolio è un abbaglio!!

Giampietro, Mario . Qualità delle fonti energetiche: biocarburanti versus carburanti fossili . Qualità delle fonti energetiche: biocarburanti versus carburanti fossili .

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