Bonifica all’Oasi di Casale. Vogliamo certezze!

INTERROGAZIONE

ALLA LUCE di diverse segnalazioni pervenute da alcuni cittadini risiedenti nei pressi dell’Oasi di Casale, preoccupati per le condizioni ambientali della zona di Ca’ Perse ospitante la vecchia cava di argilla, ovvero l’attuale Oasi di Casale, mai chiarita né dall’Amministrazione comunale attuale, né dalle Amministrazioni comunali precedenti;

A CONOSCENZA dei diversi articoli di cronaca locale, che hanno interessato un arco temporale ampio (dal 1981 al 1995), e che hanno testimoniato una mancanza di trasparenza e di informazione di quanto in oggetto da parte delle Amministrazioni comunali che si sono susseguite negli anni, in particolare (1) alla mai documentata bonifica del sito interessato, nonché (2) al rinvenimento, e successivo accumulo, di sacchi contenenti sostanze tossiche altamente inquinanti identificate come sodio bicromato e cromo esavalente;

A FRONTE di una quasi totale mancanza d’informazione sulla questione, che ha interessato (ed interessa tuttora) la salute degli abitanti della zona in questione, nonché la possibilità di inquinamento delle falde superficiali, profonde e dei pozzi (qualora queste sostanze tossiche non fossero state rimosse e si fossero, nel tempo, disperse nel terreno inquinando le acque);

SULLA BASE della LR 36 del 17.04.75, indicante le norme per l’esercizio dell’attività estrattiva in ordine a cave e torbiere, abrogata dall’art. 28 della LR 5 del 22.01.1980, a sua volta abrogata dalla LR del 20.08.1981, infine abrogata dall’attuale LR 44 del 7.09.1982 che prevede, tra l’altro, la predisposizione di un piano di continua e graduale ricomposizione ambientale, da completarsi dopo la cessazione delle attività estrattive;

 

Il consigliere comunale Liliana Zaltron, in qualità di portavoce delle istanze dei cittadini di Vicenza, chiede:

  • Informazioni dettagliate sullo stato ambientale dell’intera zona attualmente ospitante l’Oasi di Casale, in particolar modo per quanto concerne la presenza delle sostanze altamente tossiche che sono state rinvenute nel tempo: i sacchi contenenti queste sostanze inquinanti sono ancora interrati in loco?;
  • L’eventuale documentazione attestante l’avvenuta bonifica della zona e/o le risultanze dei controlli effettuati rispetto alla possibile presenza nei terreni, nei fossi e falde di superficie e di profondità di cromo esavalente;
  • Di comunicare le azioni che l’Amministrazione comunale intende attivare, allo scopo di tutelare la salute dei cittadini risiedenti nelle vicinanze, nel caso la documentazione attestante la non pericolosità del sito sia inesistente o incompleta;
  • Di chiarire la natura delle dinamiche soggiacenti la scelta dell’Amministrazione di trasformare in un sito SIC una zona abitata da molteplicità di rifiuti (materiali vari e sostanze tossiche di diverso genere).

Liliana Zaltron

 

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