Da Schio a Vicenza sono solo 25 km…

Da cittadino scledense e altovicentino, voglio chiedere scusa a tutti i vicentini, per non essere riuscito a fare abbastanza, e per aver contribuito a rieleggere gli amministratori sbagliati.

Non serve essere dei tecnici, ma solo persone informate, per sapere che il terreno incolto svolge un’azione fondamentale nell’attutire gli effetti degli eventi parossistici (eccezionali) come quello di inizio novembre: la porosità del terreno e la presenza degli alberi e dell’erba fanno da “spugna” e da “pompe” per trattenere l’acqua nei terreni.L’acqua che cade sul cemento, scorre orizzontalmente, fino a confluire, dotat di una certa forza, in un torrente che immancabilmente la trascina a valle.

A Schio trova il suo inizio il Leogra, nel comune confinante Santorso il Timonchio, che per buona parte scorre in comune di Schio prima di dare origine ad un torrente unico a Marano e finisce confluendo nel Bacchiglioncello ed originando il Bacchiglione. Altri torrenti dai nomi che non dicono nulla fuori dal comune: Livergon, Gogna, Boldoro, Braglio.Tutti che finiscono nel Bacchiglione.

Io abito a Schio da 20 anni.

Da allora sono state edificate case, villaggi e strade nuovi, come funghi: dalla zona tra Magrè e Pieve, alla zona industriale di Torre, a via Pista dei Veneti davanti alla Banca; Possiamo parlare di via maestri del lavoro, la grande incompiuta che taglia a metà la zona industriale permettendo di raggiungere la metà di questa impiegando due minuti in meno rispetto al percorso prima della costruzione.

Possiamo parlare del discusso ospedale nuovo di Santorso, e delle strade (che manco a dirlo hanno sventrato campagna fertile) ad esso collegate. Possiamo perfino parlare dello stupro costante della zona agricola di Giavenale. Tremo al pensiero che davanti a casa mia, sul quel fazzoletto di terra tra il Leogra, il Gogna (e la variante della provinciale, tanto per non prenderci indietro a vomitare cemento ed asfalto e spacciarlo per progresso) si pensi a costruire altre case. Penso anche al progetto “destra Leogra”, che ovviamente porterà ad una strada dov’era ubicata la famosa “Nave”, sotto il parco giochi in via Trento Trieste… Siamo ancora dell’idea di sviluppare il tutto, dopo il cedimento dell’argine a valle del ponte?

Restando a Schio si può parlare di come sia stato utilizzato, in modo da riqualificare l’area, tutto lo spazio dell’ex scalo merci: ogni singolo centimetro, anche dietro, in un’ottica di utilizzo razionale dello spazio, è stato coperto da asfalto e case; Porta Venezia; La nuova caserma dei VVFF (manco a dirlo, in mezzo ad un campo, così come i magazzini della protezione civile… ma quale genialata! così almeno si creano il lavoro da soli i nostri bravissimi volontari e professionisti!).

A monte ricordo il parcheggio all’imbocco della strada delle gallerie, la cementificazione delle strade che salgono sul novegno e summano, e di molte delle strade, prima bianche che salgono sul pasubio.

Proseguendo verso il capoluogo si può notare la strada che da liviera porta a Via Maestri del Lavoro, la centrale fantasma dell’enel (A proposito, i campi che verranno occupati dalla centralina di smistamento nuova di zecca a Monte di Malo, dove manderanno l’acqua in seguito?)… A Malo i campi scavati, tutti al di sotto della massicciata stradale, fanno capire che lì il progresso è già passato: metri cubi su metri cubi di terreno argilloso estratti per far fiorire l’economia basata sulla seta e sul laterizio. Ora che la seta la fanno in cina (e nessuna “scoatina” vorrebbe immergere le dita nell’acqua bollente per pochi soldi al giorno) e che il laterizio è in crisi per il semplice fatto che gli ultimi campi non scavati sono difesi con i denti dai proprietari, tutti si domandano a chi è giovato il business dell’argilla: agli industriali, certamente.

Potrei continuare, ma mi fermo qui… voi pensate solo che ogni casa costruita, ogni campo agricolo perso è un piccolo tasso percentuale di probabilità in più che la pioggia efficace per produrre danni gravi, sia meno della volta prima.

Un miliardo di danni e migliaia di sfollati per tre giorni di pioggia sono la misura e il costo da pagare per il nostro progresso? Io preferirei un po’ di comodità in meno e un po’ di sicurezza e salute in più.

Mauro Rauzi

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