Democrazia diretta: il referendum scomparso e l'opportunismo dei partiti

iniziativa-quorum-zero-e-più-democraziaIl 10 settembre del 2006 quasi 12.000 vicentini si sono espressi per introdurre referendum abrogativi e propositivi vincolanti nello Statuto del Comune.
Il comitato promotore, Più Democrazia, con il sostegno del Movimento 5 Stelle con cui da sempre collabora, aveva ottenuto il diritto di presentare una delibera d’iniziativa popolare ad essere discussa in Consiglio Comunale.
Sei anni dopo l’introduzione della democrazia diretta nella “carta fondamentale” del Comune non è mai arrivata in aula. I voti dei cittadini sono stati messi nel cassetto in sordina, nella fitta nebbia delle commissioni e dei rinvii.
In compenso, l’amministrazione di centrosinistra del sindaco Variati del Pd ha finto di avere a cuore la battaglia per la democrazia diretta, annunciando a parole la propria posizione favorevole per cavalcare l’onda e placare gli animi, ma lasciando furbescamente in bianco gli spazi che riguardano il punto nodale del quorum (che per noi deve essere pari a zero, come nelle democrazie avanzate, per favorire la partecipazione) e sulla soglia minima del numero di firme da raccogliere per indire un voto referendario (anche questa “asticella” non deve per noi superare il 5% degli elettori aventi diritto).

La democrazia diretta è la vera chiave di volta per cambiare il sistema politico italiano, ingessato e nelle mani dei partiti e degli interessi che li manovrano anche a livello locale.
La materia non può essere lasciata, perciò, agli stessi partiti per essere strumentalizzata (da destra e sinistra in uguale misura, come dimostrato e non per populismo), né a politicanti di secondo o terzo pelo come Variati, che ora sposano l’idea solo per reinventarsi come candidati “civici”.
Il Movimento 5 Stelle di Vicenza rivendica la propria coerenza, a differenza dei “democratici diretti” di comodo dell’ultima ora, che hanno fino ad oggi ostacolato l’iter di discussione, e resta aperto al contributo di chiunque voglia sostenere, per convinzione e senza opportunismo, questa battaglia ideale e politica di capitale importanza.

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