Democrazia e Partecipazione

In questi giorni stiamo ascoltando lo scricchiolio della nostra democrazia. Da una parte abbiamo i
nostri rappresentanti che a fatica sostengono il Governo e dall’altra movimenti di cittadini che
riempiono le piazze per la mancanza di disciplina ed onore di alcune istituzioni e per il mancato
perseguimento del bene comune da parte dell’attuale maggioranza in parlamento.
Le elezioni non sono più in grado di garantire una sana evoluzione economica e culturale del paese
ed in questo scenario i cittadini usano strumenti di democrazia diretta come i referendum per
fermare le leggi considerate ingiuste. Con la raccolta di firme del Partito Democratico di fatto
Bersani ha invocato uno strumento di democrazia diretta: la revoca del mandato. Questo strumento
serve per “licenziare” un eletto, a fronte di una raccolta firme i cittadini sono chiamati ad esprimersi
come in un referendum e la maggioranza dei votanti decide il futuro del proprio rappresentante.
Questo strumento esiste in diversi paesi del mondo a vari livelli di governo, ma non ancora in Italia.
In Italia tra tre mesi voteremo un referendum con quattro schede: due contro la privatizzazione della
gestione dell’acqua, una contro l’energia nucleare ed un’altra per rimuovere il legittimo
impedimento. Il referendum potrebbe svolgersi in contemporanea alle prossime elezioni che
interessano molti comuni in maggio, invece il Governo mira al 12 giugno perché, secondo il
Governatore Roberto Cota, si deve “garantire la possibilità all’elettore di non andare a votare”.
Cioè? Meglio spendere 350 milioni di euro in più per avere la possibilità di non raggiungere il
quorum e quindi invalidare il referendum.
Il quorum nei referendum abrogativi fu introdotto nella Costituzione a garanzia della partecipazione
ma da più di dieci anni si è trasformato in uno strumento per incentivare l’astensionismo ed il
disinteresse delle persone alla cosa pubblica. C’è un disegno di legge per abolire il quorum
raddoppiando però le firme che da 500mila passerebbero ad 1milione, aggravando la già
impegnativa raccolta, ma almeno così si assicurerebbe un risultato, un Sì o un No, e tutti sarebbero
motivati a votare. Infatti nei paesi dove non c’è quorum la partecipazione ai referendum è molto più
alta rispetto alle nostre affluenze.
Anche il Consiglio Comunale di Vicenza introdurrà i referendum con l’adozione del nuovo Statuto
ancora allo studio, ma i più informati dicono che verranno introdotti sia con un alto numero di firme
(oltre 3mila) sia con un significativo quorum (dal 30 al 50%) che, dati pregressi alla mano,
inevitabilmente innescherà meccanismi astensionistici perché con il quorum chi vorrebbe votare No
preferisce astenersi per invalidare il referendum. Anche da noi quindi si preferisce il rischio di
sprecare circa 100mila euro, i soldi stimati per votare un referendum che potrà essere invalidato dal
quorum, anziché investirli in uno strumento efficace che promuova la partecipazione di tutti.
Probabilmente anche nella nostra città c’è chi vuole garantire l’astensionismo.
Fabio Zancan
Quest’opera è rilasciata con licenza

http://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.5/it/

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