Di Pietro Arrestato come mandante dell'attentato a Berlusconi

Questa mattina all’alba il presidente dell’Italia Dei Valori Antonio Di Pietro è stato arrestato come mandante dell’attentato terroristico a Silvio Berlusconi.

L’attacco è stato portato a segno da uno spettatore di AnnoZero militante di AlQaida: da mesi l’organizzazione facente capo a Francesco Guccini pianificava di far saltare in aria il Duomo di Milano. Nell’abitazione dell’ex magistrato è stato rivenuto un vero e proprio arsenale composto da una miniatura della Torre Eiffel, due gondole e una matrioska di fabbricazione russa che gli artificieri stanno tentando di disinnescare.

I bodyguard di Berlusconi si sono insospettiti quando hanno notato che l’ordigno ne conteneva al suo interno un altro che ne conteneva un altro che ne conteneva un altro, nella tipica configurazione a grappolo. È polemica sulla mancata sicurezza. «Perché – domanda il direttore del Tg1 Minzolini – è stata ignorata la perizia psichiatrica effettuata nel 2006 da Berlusconi sui magistrati, già allora definiti ‘persone mentalmente disturbate’?».

Il ministro Brunetta invita la sinistra a non fomentare un clima d’odio: «A mmerde, annatevene a morì ammazzate, ma ve la piantate de fomentà ‘sto clima d’odio?!». Gli fa eco La Russa, che ha più volte ribadito che i magistrati «Possono morire, possono morire!». E possono morire anche i detenuti. Di Pietro non sarà processato perché i processi, per garantire una maggiore sicurezza del premier, sono stati aboliti. Abolite anche le grandi opere, per evitare la proliferazione di miniature delle grandi opere. Giro di vite sulle tifoserie violente, sobillate dal Csm. Abolita quella dell’Inter (sono interisti 5 giudici togati su 16).

Per Casini si tratta di un provvedimento eccessivo. Per Bonaiuti di un provvedimento necessario, dato che è stato abolito l’Inter, che odia il Milan anche se il Milan ama tutti. Abolita infine la Costituzione perché se inavvertitamente la appallottoli e la lanci in un occhio a qualcuno, come è capitato di fare a Calderoli, puoi fargli male.

di Fracesca Fornario

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