E Trenitalia? Sopprime i treni

Dall’inizio della settimana scorsa si sta consumando sui binari veneti un nuovo giallo, che sta vedendo gli esponenti di maggioranza ed opposizione sollevarsi ancora una volta contro la Divisione Trasporti Regionale di Trenitalia e l’assessore competente, Renato Chisso, in evidente imbarazzo di trovarsi da una parte a dover difendere gli interessi dei pendolari e dall’altra affrontare i continui tagli delle risorse destinate al Trasporto Pubblico Locale, culminati (per ora) nella soppressione improvvisa di 27 corse regionali.

Ma ripercorriamo con ordine tutte le tappe della vicenda.

Con l’avvio della prima settimana di luglio, Trenitalia decide unilateralmente di sopprimere 27 corse in tutte la Regione, regolarmente segnalate sui tabelloni gialli delle partenze nelle varie stazioni o sul sito internet. Le più colpite sono ovviamente le linee secondarie che, già in presenza di scarso traffico, si vedono tagliate numerosi treni: 11 sulla Verona-Rovigo, 6 sulla Conegliano-Vittorio Veneto, 4 sulla Treviso-Vicenza, 4 sulla Rovigo-Chioggia e 2 sulla Legnago-Padova. E subito sono scattate le proteste e le arrabbiature da parte dei pendolari, lavoratori e studenti, che non solo si sono sentiti penalizzati per il fatto di dover rivedere i propri orari in virtù delle modifiche del servizio, ma anche beffati poiché della cosa non era stato dato alcun avviso e avevano già sborsato i soldi per rinnovare l’abbonamento mensile. Inoltre, pare che questo provvedimento non sia destinato a limitarsi ai mesi estivi, bensì potrebbe protrarsi quantomeno fino al prossimo cambio d’orario, previsto per l’11 dicembre, se non fino alla fine dell’anno o anche oltre, sulla base delle risorse economiche che verranno stanziate dalla Regione.

La lamentela è stata raccolta subito da un consigliere regionale del Partito Democratico, Graziano Azzolin, che mercoledì, quale primo firmatario, ha presentato assieme a tutto il proprio gruppo consigliare un’interrogazione alla Giunta con la quale si chiede “quali siano i criteri e le motivazioni che hanno portato alla soppressione dei suddetti treni senza preavviso; se intenda prendere gli opportuni provvedimenti nei confronti di Trenitalia nel caso si siano verificate inadempienze contrattuali; se non ritenga opportuno stanziare con il prossimo assestamento di bilancio risorse necessarie a rendere più efficiente il trasporto ferroviario regionale; come intenda rispondere alle problematiche che investono il trasporto pubblico locale in generale, a fronte di città sempre più inquinate e congestionate, non perdendo il treno della mobilità sostenibile sulla quale tutta l’Europa più avanzata sta puntando con iniziative concrete”. Fra le iniziative proposte per tamponare l’emergenza c’è l’istituzione di autocorse sostitutive, calibrando l’offerta di posti a sedere con pullmini e autobus, sulla base dell’effettiva domanda.
A ruota sono seguite numerose altre interrogazioni urgenti alla Giunta da parte di tutti gli schieramenti politici. Vittorino Cenci della Lega Nord si indigna di fronte al fatto che “siano stati soppressi ben ventisette treni regionali senza dare uno straccio di preavviso ai pendolari e ai viaggiatori” e chiede che “siano presi provvedimenti per ripristinare alcune corse della tratta Legnago-Verona, sulla quale Trenitalia ha cancellato undici treni, dimezzando, di fatto, l’offerta nei confronti delle centinaia di pendolari che quotidianamente usufruiscono del servizio”. Stefano Valdegamberi dell’Unione di Centro, invece, chiede “di ripristinare parte dei treni, di rivedere l’orario in modo da ridurre i tempi di percorrenza e di dare seguito immediato al progetto di metropolitana di superficie”.

A questi attacchi, non si è fatta attendere a lungo la risposta da parte dell’ufficio stampa del gruppo Ferrovie dello Stato la quale afferma che “tali modifiche sono state ovviamente effettuate in coerenza con il Contratto di Servizio, nell’ottica di consentire alla Regione il rispetto degli impegni finanziari contrattuali. Lo stesso Contratto prevede del resto una serie di azioni di progressivo efficientamento dei servizi e di aggiornamento delle tariffe. Anche i tempi e le modalità di attuazione delle modifiche erano stati portati a conoscenza della Regione”.
La risposta sintetica non lascia trapelare le ragioni a monte di questa scelta che, invece, vengono rivelate dall’Assessore alle politiche della mobilità, Renato Chisso, che afferma di essere il più ‘incazzato’ con Trenitalia, per le informazioni inadeguate che ha fornito: “‘Efficientamento’ non può voler dire solo tagli unilaterali. Dobbiamo anzitutto dire le cose come stanno: soldi non ce ne sono e dobbiamo fare il massimo con i fichi secchi. Occorre ottimizzare. Nel contratto di servizio l’ottimizzazione si chiama ‘efficientamento’ e forse, se c’è bisogno di una sorta di neologismo, qualche inghippo c’è. Il riferimento è a quei convogli che viaggiano con pochissimi passeggeri ma il cui servizio può essere parimenti svolto da altri treni entro uno scarto di tempo di una mezz’ora/tre quarti d’ora. In tempi di vacche magrissime questo ragionamento non è un optional: parliamo di treni con medie di 10 – 15 passeggeri, ma anche di 4 o 6. Ha senso spendere per tenerli in piedi quando ci sono altri convogli che fanno la medesima tratta in un arco temporale contenuto. Se dobbiamo risparmiare, dobbiamo anche essere realisti”. “Ma se è ragionevole un efficientamento del genere, ci sono almeno tre corse soppresse la cui media di viaggiatori supera i 30. E qui non ci siamo proprio. Voglio aprire un tavolo con la società ferroviaria per verificare ciascuna situazione e ripristinare quelle corse la cui eliminazione non ha reali o giuste alternative”.
Sia Trenitalia che l’Assessore Chisso si trincerano dietro il Contratto di Servizio, ma ironico e pungente è intervenuto Dario Bond del Popolo della Libertà il quale scrive in un suo comunicato: “Trenitalia ha tagliato 27 corse locali dicendo di essere coerente con il contratto di servizio. Ammesso che ciò sia vero, queste soppressioni e i disagi quotidiani come si spiegano? Vorrei capirlo. Non mi risulta che ci siano indicazioni in merito nel Contratto di Servizio”. Infatti, andando a leggere il documento, non si trova alcun riferimento se non quello per cui “In dipendenza di lavori programmati sull’infrastruttura o in conseguenza di modifiche dell’infrastruttura ed assicurando il rispetto delle esigenze della domanda, Trenitalia può apportare modifiche all’offerta commerciale, previa adeguata informazione, alla Regione e alla clientela, almeno 4 giorni prima della variazione dell’offerta […] Qualora le modifiche di cui ai punti precedenti avvengano senza l’adeguata e preventiva informazione da parte di Trenitalia, si procede all’applicazione delle sanzioni”. Lo stesso Chisso ha affermato di non aver ricevuto adeguata comunicazione, e così anche i pendolari si sono trovati di fronte alla novità a giochi già fatti. In pratica è certa la sanzione per Trenitalia. Una sanzione dell’esorbitante cifra di 600 (seicento!) Euro per “ogni infrazione, parziale o totale, agli impegni di informazione e trasmissione dati alla Regione”.

Tuttavia la polemica non è destinata a placarsi nelle prossime settimane: infatti, già venerdì mattina i 21 consiglieri regionali di Pd, Idv, Udc, Fsv, Bortolussi Presidente e Unione Nordest hanno depositato la richiesta di convocazione straordinaria del Consiglio (da tenersi, secondo regolamento, entro 20 giorni dalla richiesta) affinché si discuta di tutte quelle inadempienze del governo regionale derivanti dal continuo rinvio del bilancio di assestamento. E in pole position si trova proprio il Trasporto Pubblico Locale: all’indomani dell’approvazione del Bilancio regionale, Chisso aveva rassicurato lavoratori e sindacati che entro giugno, con l’entrata in vigore del criterio di premialità, sarebbero giunti dai 15 ai 22 milioni di Euro per andare a coprire gli ammanchi del ferro, ma questi soldi non si sono ancora visti. Per questo le opposizioni chiedono:

  • lo stanziamento di almeno 30 milioni di euro, privilegiando i trasporti pubblici rispetto alle infrastrutture stradali;
  • l’adozione, entro il 30 settembre, di un Piano Strategico che riorganizzi il settore per superare l’attuale parcellizzazione delle gestioni con bandi di gara che prevedano l’aggregazione per macroaree omogenee, ed incentivare gli accorpamenti sulla base di uno specifico progetto industriale;
  • l’introduzione di una manovra tariffaria integrata da applicarsi nel 2012, finalizzata al progressivo raggiungimento di uno standard regionale medio di costo per corsa semplice, minuti di validità, abbonamento introducendo biglietto unico e intermodalità.

Nel frattempo, mentre Regione e Trenitalia si rimpallano le responsabilità e i politici si riuniranno per discutere della vicenda, chi è destinato a rimetterci nell’immediato, sono proprio i pendolari che di fronte a questi tagli e alle frammentarie spiegazioni non sono disponibili a placare la rivolta “come se non bastassero le carenze del sistema ferroviario obsoleto e scadente con cui dobbiamo misurarci ogni giorno”. Insomma, i disagi non sembrano smettere, e questa classe politica certo non si impegna come dovrebbe. Noi del MoVimento 5 Stelle siamo convinti che il servizio pubblico non debba essere volto al profitto ma al servizio comune, riteniamo quindi indecenti questi continui malfunzionamenti delle ferrovie dello stato.

A tutto questo si va ad aggiungere l’annosa questione della TAV, che, vista la situazione veneta non riteniamo debba essere preso in considerazione, visti i costi esorbitanti che, a quanto pare non ci si può permettere nemmeno di manutenzione.

Girolamo da Schio, Movimento 5 stelle Vicenza.

Link Utili:

Osservatorio Permanente sulla mobilità ferroviaria

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