GdV, paura eh?

I partiti usano ogni strumento a disposizione per delegittimare l’avversario.Il Giornale di Vicenza ha scoperto le carte, schierandosi con violenza contro il MoVimento 5 Stelle.
Sono mesi che il direttore Ario Gervasutti scrive editoriali con un’unica fissa: screditare una realtà che non può capire. Nell’ultima fatica alla macchina da scrivere è arrivato al ridicolo di darci dei berlusconiani, proprio lui che nel ‘94 preferì restare convenientemente al Giornale di Paolo Berlusconi, invece di seguire Montanelli alla Voce, proprio lui che fu difeso dalle ire di Craxi ed ora fa da “portavoce” a molti dei suoi “nipotini” migrati nel PD.
Vent’anni dopo, il suo giornale in crisi di vendite ha dato il meglio di sé con un doppio attacco, sabato e domenica, per la gioia dei lettori rimasti fedeli alla Pravda in salsa berica.
Con una battuta, verrebbe da coniare un nuovo significato all’acronimo GdV: da Giornale di Vicenza a “Giornale di Variati”.
Piacerebbe anche sapere se tutta questa benevolenza verso l’attuale primo cittadino e l’acredine incondizionata del Direttore verso il M5S, mal celata anche dai suoi inviati costretti a seguirne la linea per forza di cose, non sia da addebitarsi al cospicuo contratto pubblicitario che AIM, società che sappiamo navigare in “ottime” acque, ha firmato con PubliAdige, concessionaria di pubblicità del Gruppo Editoriale Athesis .
I bene informati parlano di qualche centinaio di migliaia di euro con i quali il sindaco, in pratica attraverso AIM, “mantiene in vita” il GdV. Certo che il giornale diretto dal buon Ario Gervasutti si farebbe pagare un bel po’, con prezzi da New York Times! Mah! Saranno solo dicerie, sicuramente… ecco, magari una visione pubblica e trasparente del contratto in questione eviterebbe cattivi pensieri.
Comunque sia ecco gli indomiti paladini del buon Achille protendersi nel titolone del sabato con box in prima pagina: il programma a 5 stelle è un “libro dei sogni”, analisi profonda, subito ripresa a pappagallo dal Pd locale, nella persona del segretario Peroni.

Il “People Mover” costa, il Polo culturale anche, il Centro di Riciclo pure, come la copertura Wi-Fi”. Ma che scoperta! La verità però è che tutti questi progetti del Programma 1.0 del MoVimento 5 Stelle Vicenza si auto-finanziano avviando circoli virtuosi. Si dimenticano che il nostro People Mover costa al km tre volte in meno del filobus di Variati; che il centro di riciclo abbatte le spese (produce guadagni) per il Comune e per i cittadini e costa sempre meno di nuove discariche o inceneritori (senza contare i costi passivi ambientali e sulla salute); che un Polo Culturale produce molti più vantaggi di progetti di riqualificazione (ugualmente onerosi) che prevedono archivi, alberghi o appartamenti; che la copertura internet aumenta la produttività e quindi la ricchezza del territorio e che all’estensione del Wi-Fi dovranno partecipare i privati e le imprese, che dal 1° gennaio (finalmente!) possono rendere aperte le proprie reti.
Macché, a chi interessa? Non ad Ario “Decimo” Gervasutti, “gladiatore variatide”, che da Montanelli ha imparato pochissimo evidentemente. Meglio continuare a chiamarci “grillini”, gruppettini di attivistini con progettini. Meglio prendere in giro gli “inglesismi” del nostro programma, il che denuncia proprio il provincialismo di Vicenza. Meglio schernire la nostra idea di sfruttare con intelligenza ciò che ci appartiene di diritto, ovvero i fondi europei per lo sviluppo della cultura e l’efficienza energetica (meglio buttare soldi in blocchi del traffico in eterno?).
Si, è vero: nelle quasi 80 pagine di programma finora presentato e pubblicato (www.movimento5stelle-vicenza.it) ci sono alcuni progetti milionari, che però sono una goccia, nel mare di investimenti (sottostimati) da 1 miliardo di euro per il Pum di Variati.
Sì, è vero: al consumo di territorio e risorse promosso da tutte le altre parti il MoVimento 5 Stelle contrappone lo sviluppo sociale, economico, culturale, tecnologico, turistico. Scandaloso.

Domenica, oltre all’ennesima perla del direttore in prima pagina, con un nuovo capolavoro giornalistico il GdV è riuscito ad inserire alla perfezione le dichiarazioni di un nostro attivista sul normale giro di presentazione che facciamo fare ai nuovi arrivati e le solite verifiche per chi si candida (incensurati, residenti, non iscritti ai partiti, ecc) in una fantasiosa ricostruzione sui nostri metodi di selezione, sulla base di quanto letto riguardo l’esperimento per le regionali lombarde: i grillini fanno “casting” stile veline. Foto di Grillo accigliato, trafiletto con richiamo del comunicato di Peroni sul presunto “libro dei sogni”. Un ritratto killer che ci lusinga, perchè odora di paura.
La domanda scontata è: ma Gervasutti e i suoi giornalisti “d’assalto”, il nostro programma lo hanno almeno letto? E perché ad oggi non hanno accettato l’invito a partecipare alle nostre assemblee pubbliche?
Finora, nonostante la “nota diffidenza” verso i giornalisti che ci contraddistingue, siamo sempre stati disponibili. Forse troppo. Abbiamo provato un approccio “tradizionale” ai mezzi di informazione, ma è ormai palese che certa stampa è solo un’arma usata contro noi del Movimento 5 Stelle, contro voi cittadini.
D’ora in avanti ci relazioneremo con i vicentini solo in maniera diretta, via web e di persona, ai banchetti, per strada e nelle piazze, e alle assemblee pubbliche. Niente più media, niente più medium morti che esistono per tenere in vita altri morti (i partiti).

E’ importante saper distinguere tra informazione e disinformazione, tra giornalismo e propaganda, tra cronaca e manipolazione. Dal calo di vendite record del Giornale di Vicenza (meno 13,1% di lettori secondo gli ultimi dati Audipress) sembra che sempre più vicentini si stiano accorgendo della differenza. Casta politica e casta giornalistica tremano, e quindi disinformano, manipolano, sparano a zero nel vano tentativo di fermare l’onda che sta arrivando.
P.s: Vicenza nel frattempo è caduta di sei posizioni nell’ultimo anno secondo la rituale classifica della qualità della vita, redatta da “IlSole24Ore”. Ora siamo al ventisettesimo posto.
Evidentemente Variati usa “il libro degli incubi”.

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