Il brindisi delle province

Dalla scorsa primavera è in corso il Gran Ballo delle Province. Il taglio previsto da Monti nel decreto “Salva Italia” aveva dato inizio a un balletto fatto di annunci e smentite: <<via tutte le province tranne Venezia>>, <<salva Verona>>, <<salva anche a Vicenza>>.  E un e due e tre e quattro.
A fine luglio, la stesura finale del decreto attuativo, prospettava la sopravvivenza di 5 delle attuali 7 sorelle venete, arrivando, con tanti “se” e tanti “ma”, alla fusione di Belluno/Treviso e Padova/Rovigo, le quattro province che non rientrano nei parametri: 2500 kmq di superficie e 350.000 abitanti.

Ieri finalmente è arrivato l’annuncio che tutti (all’interno dei palazzi provinciali e delle sedi di partito) aspettavano: <<salve tutte e sette le province del Veneto>>.
E’ possibile? Certo, ricorrendo a tipiche scappatoie italiane: Belluno si salva per via della “specificità montana riconosciuta dallo Statuto veneto”, Rovigo in virtù della “peculiarità del territorio”, così come Padova, che pare avere non meglio specificate “caratteristiche peculiari”, mentre Treviso è bastata l’annessione del comune di Scorzè, ceduto da Venezia, per raggiungere i requisiti minimi necessari. Fine delle danze. Brindisi!

Così, da domani si aprirà un contenzioso tra enti locali e governo centrale che rischia di procrastinare ulteriormente il limbo in cui si trova la provincia di Vicenza, che resta commissariata. Di fatto un protettorato leghista a tempo indeterminato, per la gioia della premiata ditta Schneck-Dal Lago-Zaia.
Va riconosciuto che quello raggiunto dalla Cral (Conferenza permanente delle Regioni e delle Autonomie Locali) è un grande traguardo: fare salve tutte le poltrone, col minimo sacrificio -la geografia regionale cambierà di pochissimo: oltre a Scorzè, Vigonovo passa da Venezia a Padova, che cede San Pietro in Gù a Vicenza-. Resta solo il nodo della Provincia di Venezia, che verrà soppressa con l’istituzione della città metropolitana, ma se ne riparlerà nel 2014.

La “spending review” poteva essere l’occasione per riformare finalmente gli enti locali, per rinunciare a una sovrastruttura intermedia, ripartendo le funzioni tra comuni e regione.
Invece, insieme alle poltrone si salvano i costi. A carico dei cittadini, veneti o italiani fa lo stesso.
Come al solito, si straparla di tagli agli sprechi, per saltare sulla sedia quando si concretizzano riforme nel settore pubblico. Le province sono davvero emblematiche dello stallo del Paese: tutti d’accordo sulla loro abolizione, diventano puntualmente “preziose e fondamentali” se si tratta del prossimo mandato.

La vera questione resta sullo sfondo: esistono consorzi, Aato, Ulss, comunità montane… Quali sono le funzioni specifiche della provincia? Vigilare su boschi e mare, tra l’altro, e la “raccolta ed elaborazione dati e assistenza agli enti locali”.
Sarebbe sufficiente trasferire le risorse, umane ed economiche, ai comuni, per non aver bisogno di assistenza, lasciando le attività di “supporto” alla Regione. Il problema non sono i dipendenti, ma il costo dell’apparato burocratico superfluo.
Il consiglio veneto ha stimato in 200 milioni di Euro il risparmio che deriverebbe dall’eliminazione dei costi di gestione e dall’accorpamento delle funzioni a livello comunale e regionale. La provincia amministra soldi, tanti soldi -un po’ troppi, pare- per occuparsi di cultura, ambiente (?), flora (??), per la “promozione di attività di interesse” economico, turistico, produttivo, ma anche per costruire strade e autostrade -prevaricando spesso e volentieri sulle amministrazioni comunali-.
Tra strutture, appalti, finanziamenti, partnership e consulenze, non sono che uno dei mille esempi di mangiatoia per partiti, come quelle che riempiono le cronache di ogni giorno.
Anche il Veneto ha i suoi “maiali”, e si sono dimostrati maestri nell’essere ancora una volta “più uguali degli altri”.

Riccardo Allione – Movimento 5 Stelle Vicenza

Ps: il Movimento 5 Stelle non si candida alle elezioni provinciali. Essendo favorevoli alla loro abolizione, ci rifiutiamo di prendere parte al banchetto.

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