Il momento giusto per sognare

Io ho un sogno, da molti anni, e non me ne vergogno più a dirlo; è uno di quei grandi sogni che raramente nella Storia si sono concretizzati, come lo è stato per l’unità d’Italia, di cui da pochi mesi sono finiti i festeggiamenti per il 150° anniversario. Solo pochi anni prima che ciò si concretizzasse, parlare di un Paese unito per la nostra penisola era pura fantasia: un miraggio inseguito da pochi visionari che ha però contagiato anche altri fino a diventare un progetto concreto poi raggiunto. I grandi obiettivi, le grandi battaglie, sociali o guerre che fossero, hanno sempre caratterizzato le generazioni che ci hanno preceduto; non erano solo dei spargimenti di sangue, erano dei concetti, delle idee che tenevano unite le persone, sebbene vivessero in condizioni nettamente peggiori delle nostre; le tenevano vive e focalizzate su di un unico punto, anche se la maggioranza di loro sapeva che non avrebbe mai visto la realizzazione dei loro sforzi, ma erano il motivo per andare avanti e dare un senso alla loro esistenza che se condivisa tramutava in un’identità diffusa che caratterizzava il popolo a cui sentivano di appartenere. Questa sensazione è sempre stata assente nella mia vita, come credo in quella della maggioranza di noi, contemporanei, coetanei di un’esistenza fondata sulla realizzazione personale, individuale e troppe volte cieca e schiva nei confronti di tutti gli altri. Pensavamo di essere arrivati, la migliore umanità, il traguardo inseguito da centinaia d’anni finalmente raggiunto, quindi trampolino unicamente per un miglioramento delle singolarità, e chi non ce la faceva era un perdente, un buono a nulla uno sfaticato… uno sfigato. Credo di aver sentito la mancanza di quella sensazione, di quella coesione, anche se non l’avevo mai provata prima, e mi sono stupito nel ritrovare nelle idee di altri, quando mi sono messo a cercare, gli stessi concetti che avevo maturato io, nella mia costante e solitaria ricerca di perfezionamento per un mondo che, a dire suo, perfetto già lo era e non dava spazio per effimere utopie. Il sistema è fallito, non è una frase fatta, è la realtà ed è evidente da come non ci sia più spazio per nulla se non per il sistema stesso, e questo accade quando esso è in affanno. Giù la maschera, non c’è spazio per destra e sinistra, la maggioranza allargata lo dimostra, non c’è più spazio per gli ideali o il sociale, per i diritti, per i pensionati, per gli ammalati, per la ricerca, non c’è più spazio nemmeno per la Storia e la preservazione di “monumenti” che se perdiamo ora li avremo persi per sempre: il Denaro impera, e tutti devono sottostare alle sue leggi matematiche, il sistema è uscito dalle righe ed ha preso vita propria, ed esige sempre di più, non importa che fosse stato concepito allo scopo di mantenere delle esigenze (umane), quelle esigenze sono diventate di troppo. Non è un film di fantascienza, è il fattore esponenziale intrinseco nel sistema consumistico, almeno così come è stato concepito e (volutamente) mantenuto nel tempo. Il denaro dovrebbe sparire, già, questo è il mio sogno, la mia grande utopia, che un giorno forse qualcuno vedrà realizzarsi, grazie alla tecnologia e all’evoluzione dell’informatica, ma non io, ne sono sicuro, non noi, a meno di un’inaspettata quanto gradita sorpresa che coverò come speranza fino alla fine dei miei giorni. Se questo (per ora) è tecnicamente e storicamente irrealizzabile, abbiamo però la necessità di Rallentare, e dovrebbe essere scritto nei regolamenti, con sostanziali cambiamenti del sistema economico alla sua base (uno da solo non può pensare di farlo se le regole rimangono come sono, altrimenti viene spolpato all’istante) e questo dovrebbe apparire chiaro almeno ai luminari che vorrebbero rimettere le cose in piedi, ma essi sono figli di un’altro sogno, quello che così rovinosamente sta finendo, e non possono vedere oltre perché la loro esperienza giovanile è maturata in un contesto diverso e non potranno che tentare di “perfezionare” quello che è mutato in un incubo fuori controllo. Ad evitare tutto ciò dovrebbe servire il ricambio generazionale… Tendono perciò all’esatto contrario, accelerando per soddisfare la sua voracità: se la linea della crescita non viene mantenuta secondo la scaletta esponenziale imposta dal sistema bisogna sacrificare qualcosa, ecco i tagli sulle pensioni, sulla sanità sui diritti, ecco le aperture domenicali e quant’altro dovrà seguire, perché a breve non basterà nemmeno questo. In tutto ciò però, per quanto possa apparire uno scenario sconfortante e a tratti catastrofico, non posso fare a meno che vederci un’opportunità: è solo quando una cosa smette di funzionare correttamente che si possono gettare le basi per un cambiamento, ed è in una crisi che singoli individui riscoprono di appartenere ad un popolo perché coltivavano in segreto i medesimi sogni. Invertire l’andamento del sistema è possibile, dato che esso si fonda unicamente sulla fiducia delle persone che lo utilizzano, e in questo senso il denaro deve tornare ad essere un mezzo non più fine a se stesso, deve essere di utilità alle persone e semplificare la loro vita, non un ostacolo ai loro progetti, deve tornare ad essere un mezzo di scambio, non un simbolo di ricchezza per gli organi di finanza che hanno voluto che così avvenisse. Se crediamo che l’attuale sistema sia l’unico possibile allora avranno vinto loro (molti sono quelli che stanno traendo profitto da questa situazione, e poco importa se esso si fonda nel sangue della popolazione Greca, e chi la seguirà, o nelle guerre “di esportazione della Democrazia”), hanno interessi a mantenerlo tale, perciò parlare di vie diverse da quella intrapresa diventa un tabù, quando la cosa più sensata da fare sarebbe ristabilire la proprietà Popolare degli organi che creano ed emettono il denaro. Questa è forse la soluzione che mi viene più facile pensare, magari non è attuabile nell’immediato o senza difficoltà, che nell’ipotesi peggiore verrebbero tradotte in spargimenti di sangue (chi detiene attualmente il potere economico/finanziario non cederà il passo tanto facilmente), ma se si guarda nella rete è pieno di idee e proposte che spingono in maniera differente, e che renderebbero meno drastico il cambiamento (abbassando così anche i rischi), idee che non vanno represse, per quanto folli esse possano apparire, anzi più lo sono e più vanno coltivate e diffuse perché esse si potranno realizzare solo quando saranno diventate parte integrante del popolo stesso, ed in esse esso si identificherà, dando così forma ad una nuova generazione i cui confini sono unicamente i loro, i nostri, sogni.

Bortolaso Gianni

 

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