Il popolo in piazza

© Staino

Le manifestazioni di venerdì 12 ottobre 2012 nelle principali città italiane hanno visto protestare all’unisono studenti, genitori, personale A.T.A. e docenti (di ruolo e non). Il progressivo allontanamento dai consigli di istituto dei rappresentanti degli studenti e dei genitori e la definitiva eliminazione del precariato attraverso concorsi truffa e l’aumento del 33% delle ore del personale docente di ruolo hanno messo tutte le parti sociali coinvolte nel “mondo scuola” nella stessa condizione di estrema sofferenza. I complimenti vanno in particolare all’ultima innovativa idea del Governo Monti, inserita nel disegno di Legge di stabilità del 2012: portare da 18 a 24 le ore di lavoro settimanali di un docente della scuola secondaria (naturalmente senza un corrispondente aumento di stipendio) significa raggiungere l’obiettivo che i numerosi governi di centrodestra dell’ultimo “ventennio” non sono riusciti ancora a ottenere, ovvero eliminare il precariato. O meglio, eliminare il precario!
Infatti, il prima Ministro Moratti e poi, molto più efficacemente, il Ministro Gelmini, riducendo le materie insegnate di circa il 10 % e aumentando il numero di alunni per classe (senza badare al rispetto delle regole sulla sicurezza) avevano manifestato la propria inettitudine non riuscendo a liberare una volta per tutte il Paese da quel cancro rappresentato dai precari della scuola. Fortunatamente questo Governo, con un intervento tecnico che ben gli si addice, ovvero scaricando le ore dei precari sul personale di ruolo, riuscirà a rimpolpare la categoria dei disoccupati con migliaia di docenti e personale A.T.A., che finalmente usciranno dal precariato per godersi qualche mese di indennità di disoccupazione, prima vedere azzerato il proprio reddito!
Qualche ingenuo si era illuso che gli otto miliardi di tagli alla scuola dal 2008 a oggi avessero placato la sete di danaro dei nostri governanti, invece si andrà a risparmiare ancora, addossando a costo zero il lavoro dei precari al personale di ruolo, che naturalmente sarà lietissimo di lavorare il 33% in più, in cambio del solito stipendio, già tra i più bassi d’Europa e già bloccato da tre anni e per i prossimi tre. Dopodiché basterà attendere che nel settore privato terminino le garanzie a sostegno del reddito come la cassa integrazione e avremo raggiunto il livello di disoccupazione della Grecia.
Chissà se a quel punto le manifestazioni di piazza saranno pacifiche come quelle di questi giorni…

 

Riccardo Melchiorre

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