Il vento: il petrolio del 2020. Visione italiana.

L’Italia ha tutte le carte in regola per incentivare un grosso sviluppo dell’eolico: è un paese estreamente energivoro (consumiamo circa 320 TWh = 320 miliardi di kWh all’anno) non possediamo fonti di combustibili fossili (petrolio, carbone, metano) e ci sono delle regioni con una buona ventosità. Nonostante nel 2009 abbiamo raggiunto i 4850 megawatt di potenza installata ed una produzione elettrica pari a circa 6,7 TWh (terawattora) (cioè 6,7 miliardi di kWh) (fonte rapporto TERNA), questi equivalgono solo al 2,1% del Consumo Interno Lordo. Anche se in Europa siamo quindi terzi per potenza installata (4850 MW) abbiamo ancora molto da fare per arrivare a livello dei migliori nel settore (Germania 25000 MW e Spagna 20000 MW). Attualmente assistiamo ad un blocco nell’installazione degli impianti in Sicilia, mentre molti ritengono che anche l’eolico off-shore non venga adeguatamente incentivato (http://www.edilportale.com/news/2010/01/risparmio-energetico/eolico-da-record-nel-2009-installati-1.114-megawatt_17487_27.html). Nonostante da molte parti si esprima soddisfazione per i risultati finora raggiunti, quello che lascia perplessi è che, mentre dal 1994 al 2009 la produzione di energia in Italia è passato da circa 232000 GWh a circa 314000 GWh (+35%), la percentuale totale di energia prodotta da fonti rinnovabili è scesa dal 21% al 15,7% (http://www.ecoage.it/produzione-energia-in-italia.htm) ed è attualmente pari a circa il 18%. Inoltre, circa il 15% dell’energia rinnovabile è rappresentata dall’idroelettrico.

Veniamo infine dal quadro internazionale ad una realtà molto vicina a noi: il Veneto e la provincia di Vicenza. E’ possibile da noi installare impianti eolici? Di particolare interesse è il caso di Badia Calavena un piccolo comune nei monti della Lessinia che ha sempre avuto un occhio di riguardo per le energie rinnovabili (http://www.badiacalavena.eu/badia-calavena/impianti-energetici/28-badia-calavena-centrale-eolica), la scelta di installare una grande pala eolica sul ventoso Monte Pecora sembra essere stato un buon affare visto che il comune può sfruttare circa il 10% dei 2 milioni di kWh prodotti da questo impianto (vedi foto di apertura dell’articolo). Più recentemente i comuni dell’alto Vicentino e del Trentino che circondano il Monte Carega stanno valutando la possibilità di installare piccoli impianti eolici (http://www.caregaweb.it/) di ridotto impatto paesaggistico. A volte sembra proprio che i piccoli comuni siano molto avveduti anche per quanto riguarda questioni di interesse strategico, questi sono segnali che fanno ben sperare per il prossimo futuro!

Per concludere, quello che viene da chiedersi è: “Quando tra pochi anni i paesi del Nord Europa produrranno percentuali elevatissime del loro fabbisogno energetico tramite le fonti rinnovabili, energia pulita e slegate dalle incertezze del prezzo del greggio, gel gas naturale e dell’uranio, l’Italia a che punto sarà arrivata?” Staremo cercando di installare centrali nucleari pagando cifre enormi alla società francese EDF che detiene il know-how in questo settore? Oppure staremo installando degassificatori per esportare il gas ad altri paesi europei? O peggio ancora staremo incenerendo i rifiuti per produrre energia elettrica (anzichè differenziarli e ridurne la produzione)?

In campo energetico a volte le situazioni appaiono difficili da comprendere. Chiediamoci per esempio come mai nell’inverno del 2009 la Francia con le sue 59 centrali nucleari è stata costretta ad importare l’energia elettrica dai paesi confinanti (http://www.blogeko.it/2009/francia-nucleare-in-crisi-per-il-freddo/). Il motivo è semplice, quando l’energia elettrica viene prodotta in quantità massiccia e superiore al fabbisogno, non vengono attuate poliche di risparmioenergetico, l’energia elettrica non si può facilmente stoccare e conservare e quindi viene depauperata. Questo è il motivo per cui in Francia una grossa frazione dell’energia elettrica viene sprecata in inefficienti impianti di riscaldamento domestico. Provate a porvi una domanda: “Un’azienda che produce un determinato bene di consumo ha maggiore interesse a vendere grandi quantità di quel determinato prodotto o a far sì che i consumatori ne facciano un uso avveduto e ne consumino la minor quantità possibile?” La risposta probabilmente è: “cercheranno di incentivare i consumi”. Da ciò quindi possiamo imparare una grande lezione: la strada corretta non è quella di produrre enormi quantità di energia elettrica in maniera non sostenibile nella speranza di farne diminuire il prezzo.

Siamo quindi ancora una volta noi cittadini, esattamente come hanno fatto gli abitanti dell’isola danese di Samsø, a doverci informare correttamente e a chiedere e ottenere che le energie rinnovabili vengano tenute in giusta considerazione, dato che innegabilmente saranno la nostra unica via di salvezza quando i combustibili fossili saranno vicini all’esaurimento.

Personalmente credo che molti cittadini sperino che il futuro del nostro paese in termini energetici sia simile a quello degli altri paesi europei più virtuosi e che non avremo invece ceduto alle “tentazioni” di alcune grandi industrie energetiche o di governanti che molti giudicano “poco lungimiranti” in tema di sviluppo energetico.

Prof. Stefano Campanaro per il MoVimento 5 Stelle

Print Friendly
Share