La storia della Dal Lago e l' "operazione candeggina"

Cambiare tutto perché non cambi nulla. La “nuova” destra vicentina si è camuffata dietro la facciata della lista civica Vicenza libera dagli schemi. Logo bianco e rosso, “color Vicenza”, con la Basilica Palladiana simbolo della città. Tanta pubblicità con tanti sorrisi e tanto photoshop…ce n’è abbastanza per trarre in inganno il cittadino disinteressato alla politica con un’illusione di nuovo e pulito.
Un packaging patinato per rendere presentabile e credibile il nome di Manuela Dal Lago, allontanando il ricordo degli scandali della sua Lega Nord e dei suoi costosi trascorsi in Provincia con una simbologia studiata per mettere d’accordo tutti i vicentini. Operazione candeggina.
L’italiano ha memoria corta, si sa, e il rischio che i trascorsi della “papessa” del cerchio magico finiscano nel dimenticatoio non è così remoto.
E’ il caso di far presente che la Manuelona è tutt’altro che la semplice siòra vicentina che finge di essere. Che la giacca rossa che indossa fino all’altro giorno era verde padano e tale tornerà ad essere una volta passate le elezioni. Che prende un lauto vitalizio da ex-parlamentare e che per andare in Via Bellerio a Milano non ha mai disdegnato l’auto blu. Che, a dispetto della novità che pretende di rappresentare, in realtà vive di politica da trenta (si, trenta) anni.

La Dal Lago consola Umberto Bossi (Dagospia)

“Nata nel 1946, faceva la prof di matematica alle medie quando ha iniziato la carriera politica, nel Pli di Valerio Zanone, ereditando lo scettro dal padre. La figlia segue le orme paterne e rappresenta i liberali in consiglio comunale a Vicenza e nell’83 è delegata al congresso liberale di Genova. Alla vigilia di Tangentopoli, 20 anni fa, però esce dal Pli: «Basta, con l’impegno pubblico ho chiuso», dichiara.

Poco dopo si smentisce da sola e confida a un amico: «Mi iscrivo alla Lega». Lui la stronca: «Tuo padre si rivolterebbe nella tomba». Ma ormai la via è tracciata. Così all’inizio degli anni ’90 è di nuovo in consiglio comunale a Vicenza, questa volta sotto la bandiera di Alberto da Giussano, ma è in Provincia che si fa notare, dove rimane presidente dal ’97 al 2007. Dà vita a una serie di società pubbliche, che iniziano tutte con la VI di Vicenza, perché pensa di fare della città la nuova capitale padana: VIenergia, VIabilità, VIassiste, Vilavoro, Vipatrimonio. Quest’ultima ha il compito di progettare e riqualificare l’area tra la stazione dei treni e quella delle corriere e spende 300 mila euro solo in consulenze. Su quell’area poi non si farà nulla.

Il suo staff alla provincia è faraonico: ha un direttore generale, un segretario generale e un portavoce. Costi: 500 mila euro annui (con il successore, Attilio Schneck, verranno ridotti a meno di un terzo). A un certo punto, nel furore di grandezza, la Provincia acquista 500 mila metri quadri di terreni nel comune di Montebello per fare un ‘centro intermodale di servizi’. La Dal Lago però non riesce ad acquisire il cuore di quest’area, per un conflitto con uno dei proprietari. Lei prima tenta l’esproprio poi si rivolge ad Alberto Filippi, leghista, industriale, poi parlamentare, perché compri lui l’area. Ne esce un pasticcio gigantesco, alla fine dei terreni non di fa nulla, ma il tutto costa ancor oggi alla collettività vicentina 100 mila euro di interessi passivi ogni mese.

A un certo punto s’inventa «Vicenza, terzo millennio», con relative consulenze, per fare assurgere la sua a ‘provincia autonoma’, staccata anche dal Veneto, come Bolzano in Alto Adige. Poi diventa presidente dell’autostrada Serenissima e scoppia il caso della consulenza a un avvocato, Guglielmo Ascione: parcella, quattro milioni di euro. Giancarlo Galan, allora presidente della Regione, la definisce «una cosa allucinante». Dal Lago si schernisce: «Non mi intendo di queste cose».

A proposito: da presidente della Provincia ha acquistato 54 mila azioni dell’autostrada Serenissima a 656,81 euro ciascuna. A sette anni dall’acquisto, sono state vendute 20 mila azioni a 510 euro ognuna, con una perdita netta di quasi tre milioni di euro.

All’inizio della militanza nella Lega, Dal Lago era fida scudiera di Maroni. Poi passa con Calderoli. Quindi entra nel Cerchio Magico di Bossi. Poi è tornata a dire che Roberto Maroni è un «grande personaggio»”.

(da Laughing Man Post; fonte: l’Espresso)

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