Libertà d'impresa

Ragioniamo sul decreto per la libertà di impresa di cui parlano molto i giornali da alcuni giorni.

Il messaggio che passa in modo unanime da tutte le testate giornalistiche e televisive è che si vuole allegerire la burocrazia per l’apertura di nuove iniziative commerciali e che, per questo, bisognerà modificare la costituzione negli articoli 41 e 118.

L’art. 41 della Costituzione recita:

“L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.”

Il DDL prevede di aggiungere (quindi non modificare) il seguente comma:

“La Repubblica promuove il valore della responsabilità personale in materia di attività economica non finanziaria. Gli interventi regolatori dello Stato, delle Regioni e degli Enti locali che riguardano le attività economiche e sociali si informano al controllo ex post” .

Si vuole insomma riconoscere l’importanza dell’autocertificazione. Ma aveva senso dare a questa norma una veste costituzionale? Mi sembra di capire che se uno vuole aprire una gelateria, lo fa e basta. Sarà poi compito del Comune di accertarsi se i requisiti oggettivi e soggettivi sono rispettati. Cosa alquanto improbabile, dal momento che il Comune non riesce già adesso a fare tutti i controlli necessari e si percepisce l’assenza dello stato in tutti i momenti della giornata. Figuriamoci quando tutti cominceranno a fare quello che vogliono.

L’art. 118 della Costituzione invece recita:

“Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Città metropolitane, Regioni e Stato, sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione ed adeguatezza. I Comuni, le Province e le Città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale, secondo le rispettive competenze. La legge statale disciplina forme di coordinamento fra Stato e Regioni nelle materie di cui alle lettere b) e h) del secondo comma dell’articolo 117, e disciplina inoltre forme di intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali. Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà.”

Dice già tutto, ma si vuole aggiungere che “Stato, Regioni ed Enti locali riconoscono l’Istituto della segnalazione di inizio attività e quello della auto certificazione, lo estendono necessariamente a tutte le ipotesi in cui è ragionevolmente applicabile, con esclusione degli ambiti normativi ove le leggi prevedono fattispecie di delitto o che derivano direttamente dalla attuazione delle normative comunitarie o internazionali”. A conferma di quanto detto sopra.

Lo percepisco: ci sono troppe insidie nascoste dietro a queste norme. Potrebbe essere la classica norma ad-castam, oppure l’inizio dell’anarchia economica. Sono d’accordo che la burocrazia è una brutta bestia, ma non bisogna nemmeno esagerare.

I problemi delle imprese sono altri. Per esempio, che ci vogliono giorni per spostare una merce o per far viaggiare un rappresentante per pochi chilometri. (leggasi viabilità primitiva basata su mezzi privati). Per esempio, abbiamo la banda larga più stretta d’Europa e infatti tutte le aziende comunicano con mezzi primitivi come il fax. Per esempio, il fatto che serve un perito per fare qualsiasi cosa, con i relativi costi e che non si può dialogare con la pubblica amministrazione. Per esempio, che c’è la concorrenza sleale di chi non rispetta le norme (quelle fiscali, quelle sullo smaltimento dei rifiuti, quelli sulla pubblicità ingannevole, ecc..) e che la fanno sempre franca.

E la cosa che mi spaventa ancora di più è che manca completamente il dibattito pubblico. Nessun opinionista (libero dalle forze del potere), nessun confronto tra favorevoli e contrari, niente di niente.

Ne siamo già abituati. Non c’è alcun dibattito sull’energia, sui rifiuti, sulla connettività, sulla mobilità, insomma, sul futuro. E ora anche sull’attività economica.

Cigliegina sulla torta: sta passando anche il messaggio che la Costituzione si può e si deve cambiare. Cambiare la Costituzione è bello, va di moda. Quando ci avranno abituati alle modifiche costituzionali, ci accorgeremo che saremo tutti più liberi … di essere meno liberi.

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