L’inquinamento atmosferico sui beni culturali.

Danni causati dall’inquinamento atmosferico sui beni culturali italiani esposti

Introduzione

L’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e Servizi Tecnici (APAT) ha avviato dal 2000 una collaborazione scientifica con l’Istituto Centrale per il Restauro (ICR) finalizzata alla valutazione di soglie di tolleranza per i monumenti, ed in particolare dei manufatti lapidei, nei confronti delle principali sostanze inquinanti.

Dagli studi effettuati sull’argomento è stato possibile valutare che l’erosione, l’annerimento, la contaminazione biologica e lo stress fisico risultano essere i principali responsabili del degrado delle superfici dei manufatti.

Innumerevoli studi ed indagini scientifiche hanno evidenziato che negli ultimi decenni il degrado dei materiali esposti all’aperto ha subito un’accelerazione e in generale è stato registrato un incremento della velocità con cui alcuni processi, coinvolti nel degrado, evolvono nel tempo. Nel valutare le cause di tale degrado l’inquinamento atmosferico è risultato un fattore di pressione determinante per le superfici dei monumenti esposti all’aperto. L’impatto delle sostanze inquinanti emesse in atmosfera sui materiali costitutivi dei monumenti è ingente ed irreversibile a causa della mancanza di sistemi di autorigenerazione, che sono invece presenti negli esseri viventi

I limiti di legge sull’inquinamento dell’aria in vigore nel nostro paese e nell’Unione europea sono stati emanati avendo come fine ultimo la salvaguardia della sola salute umana o, per taluni inquinanti, degli ecosistemi e della vegetazione.

Fonti di emissione delle sostanze inquinanti

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Tra le sostanze in grado di deteriorare un’opera d’arte, quelle considerate maggiormente aggressive per i materiali lapidei sono: i composti dello zolfo (in particolare l’anidride solforosa SO2), gli ossidi di azoto (NOx), l’anidride carbonica (CO2) per il suo potere acidificante ed il particolato atmosferico che ricopre un ruolo fondamentale poiché rappresenta la principale causa di annerimento delle superfici lapidee esposte all’aperto.

Tali inquinanti possono provenire ed essere emessi da fonti diverse, in particolare:

  • processi di combustione in ambito industriale e domestico che generano inquinanti aeriformi quali ossido di carbonio (CO), biossido di zolfo (SO2), idrocarburi, aldeidi, ceneri composte da cloruro di sodio e di magnesio (NaCl e MgCl2), particelle carboniose, ecc.;
  • traffico veicolare (produzione di ossidi di carbonio, azoto e zolfo, particolato, polveri provenienti dall’usura di manti stradali, di pneumatici ed idrocarburi incombusti);
  • lavorazione dei manufatti in processi industriali e combustioni dei rifiuti che immettono nell’atmosfera vapori di solventi organici, biossido di zolfo, acido cloridrico, ossidi di azoto, idrocarburi incombusti e particolato.

Martina Sartori, candidata provinciale (Vi) lista civica regionale “MoVimento Beppegrillo.it

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