L’olocausto verde di Dalla Pozza

In principio venne il pioppo nero di Borgo Scroffa. Dava fastidio, proprio in mezzo all’incrocio. Nessun problema: nottetempo, durante il ponte dell’Immacolata, il pioppo sparì per lasciare posto a una bella rotatoria. L’amministrazione comunale riferì poi che l’albero era gravemente “malato”. Si trattava quindi di eutanasia. E ci vuole una certa sensibilità per capirlo.
Era la fine del 2010. L’anno seguente il dottor Dalla Pozza scoprì altri tre malati terminali visitando i platani di Santa Giustina, piantati ai tempi della principessa Sissi. Anche questi, guarda caso, in mezzo a una carreggiata. Quindi l’abbattimento si rendeva necessario per una “questione di sicurezza”.
In seguito è toccato agli alberi del parcheggio dell’Ospedale San Bortolo lungo l’Astichello (farà parte del piano di riqualificazione del “parco fluviale?) e oggi ci risiamo: è il turno del cedro libanese di via Quadri. Serve spazio per costruire la rotatoria numero 990… ancora un po’ e riceveremo un tunnel per la TAV omaggio.

Ma non finisce qui, Dalla Pozza è scatenato: recentemente ha pensato a voce alta di abbattere addirittura i sontuosi alberi di Piazza Matteotti, colpevoli di rovinare la vista di Palazzo Chiericati e del Teratro Olimpico. Se questa resta per ora una fantasia perversa dell’assessore, sembra invece già scerta la sentenza di morte per altri otto alberi secolari lungo il Bacchiglione, in prossimità del circolo di tennis di Via Monte Zebio. Alberi malati, inutile dirlo.

Un intervento “necessario per rinforzare gli argini”, innalzando un bel muro da 1,5/2 metri. D’accordo, dopo il disastro di due anni fa forse conviene non correre rischi, ma a nord di Viale Diaz si sta già lavorando a casse di espansione che, a detta di tutti, “salveranno Vicenza” nell’eventualità di future piene. La domanda sorge spontanea: recidere il filare di piante secolari è davvero l’unica soluzione? Dalle parole dell’assessore ai lavori pubblici Tosetto, che si è occupato dell’abbattimento, parrebbe di no. Infatti, mentre sulla sponda destra, lato viale Trento «sarà costruito un muro in calcestruzzo, che comporta un investimento di un milione 300 mila euro», sull’argine sinistro, tra viale Diaz e la passerella ciclopedonale, «vi sarà prevalente adeguamento dell’argine, mentre il muro sarà costruito solo per un tratto limitato».
Dunque è davvero una scelta obbligata? Forse ha poco senso domandarselo ora, ma ancora una volta la versione del “fattore sicurezza”  lascia perplessi.

La questione è seria, nonostante il tono leggero usato per riassumerla. A Vicenza ogni due alberi persi ne viene piantato uno soltanto.
In più gli abbattimenti interessano prevalentemente maestose piante secolari, il cui apporto alla qualità dell’aria è di gran lunga maggiore rispetto una pianta giovane. Ma al di là del fattore ambientale, che non è prioritario nemmeno per l’assessore all’ambiente, per ogni “grande vecchio” che se ne va, Vicenza diventa una città più grigia, più vuota, più triste.
Come la sinistra che la amministra.

Movimento 5 Stelle Vicenza

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