Ma chi paga il conto?

L’economia soffre e come con un cavallo ferito lo stato gli spara.

Una breve premessa. Nell’ indagine European Payment Index, condotta da Intrum Justitia, gruppo leader europeo nel settore dei servizi di Credit Management, emerge la preoccupante situazione sui ritardi dei pagamenti per le imprese in Europa e in Italia, con le consegueze in termini di percentuale di perdite sui crediti commerciali. La ricerca, che riguarda il primo trimestre 2009 in 25 paesi Europei, mostra le nazioni del Sud Europa come quelle più lente a pagare: in testa il Portogallo con 46 giorni di ritardo poi la Grecia con 45 seguita dall’Italia con 34. La stima fatta nella ricerca è preoccupante. Le perdita sui crediti sono aumentate del 56% in Italia, i ritardi medi nei pagamenti sono aumentati da 28 a 34 giorni,( +21,4%) e tra questi spicca la pubblica amministrazione che gode dell’infelice primato di 52 giorni di ritardo rispetto alle scadenze pattuite. L’ammontare del debito solo in capo alla pubblica amministrazione per i servizi che ha commissionato e non ancora pagato è stimato in circa 16 miliardi di euro. Sempre dal rapporto di Intrum Justitia: “In tutta Europa cresce il pessimismo: oltre il 70% degli intervistati ritiene che il rischio di pagamento aumenterà nei prossimi 12 mesi, rispetto ad appena il 30% di coloro che avevano partecipato all’indagine del 2008. Si calcola che in Europa le imprese europee spendono almeno € 25 miliardi ogni anno per inseguire i ritardi di pagamenti da parte dei loro clienti, sia privati sia aziende. Nel momento in cui il mondo si trova ad affrontare la peggiore recessione economica degli ultimi decenni, l’amara conclusione è che diventa ancora più difficile essere pagati nei termini convenuti. In tale contesto è fondamentale per le imprese adottare misure ad hoc per diminuire il rischio di pagamento in tutto il ciclo del credito e salvaguardare cash flow e profittabilità. Oggi in Europa il 65% delle imprese aspetta in media 85 giorni prima di affidare le fatture insolute ad una società specializzata nei servizi di Credit Management ed il 35% non si rivolge mai ad un aiuto esterno. Intrum Justitia raccomanda alle aziende di integrare rapidamente le funzioni di vendite, marketing, processi di fatturazione e di pagamento per assicurarsi di non operare al proprio interno con fini contrastanti. Il focus comune dovrebbe essere l’identificazione e l’acquisizione di quei clienti in grado di portare profitto sin dal primo giorno. Persino i clienti a rischio possono essere accettati e generare profitto, ma devono avere differenti condizioni di pagamento ed essere seguiti con idonee procedure di gestione dei crediti.”

€ 16.000.000.000,00 fa un certo effetto. Lo vogliamo riportare in Lire per i nostalgici? Lit 30.980.320.000.000 quanti ricordi in questi numeri così grandi.

Riportiamo alla vita di tutti i giorni questo rapporto, e vediamo cosa succede.

Prendiamo il caso più banale, un piccolo impresario edile, lavora in subappalto per una azienda più grande che sta lavorando per la pubblica amministrazione. Tutte le mattine comincia a lavorare, comprando a proprie spese il materiale necessario, pagando la benzina, pagando i dipendenti che deve assumere a suo carico. Il ferramenta vuole essere pagato subito perchè se l’impresario è piccolo non gli si può fare credito, lo stesso vale per il magazzino edile e per gli operai che vogliono essere pagati ogni mese. L’azienda più grande comincia a non pagare, perchè a sua volta non incassa. Quindi bisogna trovare i soldi per tamponare questo periodo, 52 giorni, che all’interno di un rapporto statistico passa abbastanza inosservato come dato. Provate a stare 52 giorni senza stipendio, provate ad immaginare le conseguenze immediate. La prima reazione? Andiamo in banca a chiedere un aiuto. E qui riflettiamo su una cosa. Quei 52 giorni in questione non sono i termini di pagamento. Sono il ritardo medio nei pagamenti. Quindi, in banca, noi ci siamo già stati. Siamo già andati ad anticipare i nostri crediti. Abbiamo già pagato i nostri interessi. Quindi, nella migliore delle ipotesi sono già 60 giorni che aspettiamo di essere pagati. 60 + 52? Non è troppo? Ritorniamo in tema, il piccolo impresario sta continuando a lavorare, sta supplicando i suoi operai di terminare il cantiere, perchè altrimenti non può pagarli, sta supplicando la banca di prorogare il prestito, ma siamo a fine trimestre… bisogna pagare l’iva. Ma fine trimestre è anche fine mese…bisogna pagare i contributi ai dipendenti…se non si pagano lo stato revoca la DURC. Lo stato non transige. Vuole i suoi soldi. Ma è generoso, ti permette di rateizzare ad un modico interesse.

Facciamo parlare Mario l’impresario: “Rateizzare??? Ma hanno i miei soldi! Non me li danno, devo pagarli con i soldi della banca e pagargli gli interessi! E se la banca non me li da, posso pagare gli interessi direttamente allo stato! Ma perchè devo fare debiti? Io lavoro, in tempo, lavoro bene, mi alzo tutte le mattine alle sei e smetto di lavorare dopo dodici ora. Non vengo pagato e il mio debitore mi obbliga a pagarlo, mi costringe a fare debiti! Il debito è un disonore. Non è giusto.”

Questo è un ragionamento molto semplicistico, ma forse aiuta a rendere l’idea della situazione che un imprenditore deve affrontare tutti i giorni.

La pubblica amministrazioni in Italia si occupa di tutto. Sanità, edilizia, ricerca, scuola, spettacolo. In televisione e sui giornali si parla di tante cose quando si affronta l’argomento della crisi economica. Ora si parla di tagli alle spese, di interventi sulle pensioni, ma non si parla semplicemente di pagare i debiti. La cifra che manca all’economia italiana, 16 mld di euro, è l’equivalente di una legge finanziaria. Da qualche mese, ogni tanto, qualche Mario si suicida. Piangiamo tutti insieme il povero Mario, scandalizziamoci tutti per quello che succede. Ma non parliamo di soldi davanti a gente che muore per cortesia!

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