Massimo Fini sull’abbandono dell’agricoltura

Gli amici dell’associazione Movimento Zero ci hanno chiesto di pubblicare queste parole dello scrittore Massimo Fini, al cui pensiero il loro movimento si ispira. Crediamo non si possa che condividerle.

IL MODELLO di sviluppo

occidentale ha distrutto, con la sua

penetrazione, le economie di

sussistenza (autoproduzione e

autoconsumo) dei Paesi che noi chiamiamo

Terzo Mondo, su cui quelle popolazioni

avevano vissuto, e a volte prosperato, per

secoli e millenni. Ciò ha costretto quegli

agricoltori ad abbandonare i loro campi e a

inurbarsi nella città. Ma quando la

multinazionale, o chi per essa, se ne va,

quella gente resta col culo per terra. E non

può tornare indietro perché l’abbandono

della campagna ha fatto avanzare la

desertificazione, perché il tessuto sociale e

solidale che teneva insieme il delicato

equilibrio del mondo contadino non esiste

più e comunque perché non hanno più il

know how di ciò che facevano prima.

Ma qualcosa di simile comincia a

manifestarsi anche nei Paesi cosiddetti

sviluppati che hanno privilegiato

l’industria, la finanza, il terziario ai danni

dell’agricoltura. Se i cereali scarseggiano

solo i Paesi ricchi possono procurarseli, ma

a lungo andare diventeranno inabbordabili

anche per la maggioranza delle popolazioni

di questi Paesi. Sta per avverarsi la

profezia di Taranga Totanka, alias il capo

pellerossa Toro Seduto: «Quando avranno

inquinato l’ultimo fiume, abbattuto l’ultimo

albero, preso l’ultimo bisonte, pescato

l’ultimo pesce, solo allora si accorgeranno

di non poter mangiare il denaro

accumulato nelle loro banche».

Massimo Fini

Il Giorno

19 aprile 2008

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