Oro più nero: in 6 mesi chiusa 1 azienda su 3

Dal 2002 ad oggi 454 imprese orafe hanno chiuso i battenti con un crollo anche nell’occupazione. E tra queste nell’ultimo semestre altre 39 aziende orafe sono state cancellate dalla crisi (tra cui la Sigior, del cui clamoroso caso con relativa protesta dei dipendenti, abbiamo parlato, n.d.r.).
In base ai dati della Camera di Commercio di Vicenza dal 1° gennaio al 30 giugno 2010 gli assegnatari marchi, iscritti nel relativo registro, sono, infatti, scesi da 809 a 770 perdendo il diritto al punzone, il loro marchio, cioè.

Se a gennaio 2008 le aziende orafe, artigiane o orafe che fossero, erano ancora 931, gli orafi erano ben 1224 nel 2002, quando nel settore era iniziata la crisi, dovuta non solo alla concorrenza del Far East e dei paesi arabi, ma anche all’assenza di investimenti nel marketing e nella comunicazione, oltre che a un sistema di dazi penalizzante con gli Usa, a detta degli operatori del settore.

E secondo i sindacati alcune aziende potrebbero non riaprire alla fine delle ferie anche se non manca chi lavora e non utilizza neanche la Cig.

“Quelle che chiudono sono imprese con una decina di dipendenti – ha dichiarato Alfio Zaurito, sindacalista metalmeccanico della Uilm -.Alcuni imprenditori dicono di aspettare la prossima Fiera di settembre, Vicenzaoro Choice, per tirare le somme e decidere se chiudere definitivamente o meno”.

Se questo avviene ad ogni appuntamento fieristico con vari orafi poi a riprendere storicamente il loro cammino, adesso, con la crisi generale, crescono i timori di ulteriori chiusure, non tutte, bisogna dirlo, generati da crisi ingestibili, perchè oggi, e non solo nell’oreficeria, c’è chi chiude ufficialmente per la crisi, per poi investire o altrove nello stesso settore o in comparti non produttivi ma finanziari le risorse accumuate negli anni ‘buoni’.

Tornando ai dati ufficiali, se sono oltre 400 le imprese che hanno chiuso i battenti dal 2002 per un motivo o per l’altro, il ‘dramma’ esiste anche e ovviamente a livello occupazionale con gli 11.633 addetti del 2001 scesi ai 9.495 del 2008 (dati Assindustria) con una decrescita media di circa 300 lavoratori all’anno che è proseguita anche nel 2009. Gli artigiani orafi veneti (in gran parte vicentini) sono divenuti, poi, la metà in sei anni, dal 2003 al 2009. Le imprese iscritte all’Ebav, l’ente bilaterale regionale, sono scese da 701 nel 2003 a 453 nel 2009 e il numero di lavoratori è crollato da 4210 a 1987.

Oro nero, quindi, e non come sinonimo di petrolio, per molti orafi e per tutti i nuovi disoccupati.

Articolo di Edoardo Pepe Fonte : Vicenzapiù.com

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