Perché, Ministro Profumo, perché?!

Non occorre versare molto inchiostro per descrivere l’iniziativa del Ministro della pubblica istruzione e dell’università Francesco Profumo, già ribattezzata dai mezzi di comunicazione di massa (con termini quali “concorso truffa”).

Si tratta della pubblicazione del bando di concorso del cosiddetto “concorsone”, che dovrebbe entro tre anni – a partire da settembre 2013 – far ottenere la conquista di un posto di lavoro a tempo indeterminato (messa in ruolo) di 11.542 concorrenti.
Se l’iniziativa del ministro va riconosciuta come necessaria in alcune classi di abilitazione vuote o scarse di docenti rispetto alla domanda, non si capisce come la medesima iniziativa sia stata intrapresa per altre classi di abilitazione già sature da anni di docenti precari. Infatti, così si arriverebbe a ignorare il merito acquisito e certificato da un punteggio oggettivo indicato in graduatoria e cumulato lavorando e sottoponendo i docenti ad un nuovo concorso (oltretutto in concorrenza con alcuni soggetti neppure abilitati all’insegnamento), con prove che i precari stessi hanno già affrontato e superato in passato.
Infatti a questo concorso saranno chiamate anche coloro che hanno già vinto il precedente concorso del 1999 e che ancora oggi non riescono ad ottenere dallo Stato il contratto a tempo indeterminato promesso, per lavorare in modo continuativo. Si prospetta una nuova “guerra fra poveri”, con la possibilità di cercare il “sorpasso” su chi ha più meriti professionali, sulla base di generici quiz di logica che in nessun modo certificano la qualità di un insegnante.
Così facendo, a gennaio 2013 basterà adeguare una volta per tutte l’organico di diritto a quello di fatto per portare a compimento l’ennesima truffa a danno dei precari.
Tutto ciò in palese violazione con la ratio ispiratrice della Legge 206 del 2006, che rinominò le graduatorie in oggetto “ad esaurimento” proprio per permettere agli insegnanti precari da anni di stabilizzarsi, e irridendo la Direttiva Comunitaria n. 70 del 1999, che impone ai privati, ma a quanto pare non allo Stato, di assumere con contratto a tempo indeterminato dopo tre anni di precariato con il medesimo datore di lavoro.

Dunque signor Ministro Profumo, secondo Lei le norme giuridiche nazionali e comunitarie possono essere in tal modo ignorate? Rinunciare alle graduatorie già stilate in cambio di un nuovo concorso (che potrebbe arrivare a costare più di 130 milioni di euro) significa rispettare i criteri di efficienza, efficacia ed economicità cui la Pubblica Amministrazione è tenuta a rifarsi?
Ci preme ricordare che i precari della scuola, hanno già superato molto tempo fa le prove da Lei predisposte ed è proprio per questo che nell’arco di cinque, dieci, quindici anni, hanno consolidato la propria preparazione” sul campo”, lavorando concretamente per una scuola di qualità. Qualità gravemente compromessa, stando ai rapporti internazionali P.I.S.A., da un taglio di 8 miliardi disposto dal suo predecessore nel 2008, reso possibile dalla riduzione delle ore di insegnamento e dall’aumento degli alunni per classe. Questa fantomatica qualità non potrà che ridursi ulteriormente, se da domani il docente precario dovrà dedicare tempo alla preparazione di quiz generici di logica anziché dedicarsi alla preparazione delle lezioni. Si tratta di persone che già ora fanno le ore piccole per correggere compiti o preparare lezioni e che si svegliano all’alba per raggiungere puntuali il posto di lavoro.
Lei, signor Ministro, si rivolge anche a invalidi civili che, con le unghie e con i denti, si sono guadagnati le proprie “pari opportunità”, ma che ciononostante, proprio a causa del precariato, sono costretti a frequenti cambi di sede, spostamenti difficoltosi al punto di fratturarsi le vertebre per presentarsi puntuali al posto di lavoro. Persone che, pur essendo sotto radioterapia per il cancro, risultano assenti giustificati in classe per tre giorni l’anno.

Questo genere di persone non trovano una logica in questa sua scelta, che appare più da “consumato uomo politico” che non da tecnico. Scelte politiche che ricordano tristemente i “tagli lineari” di Tremonti, e che di tecnico non avevano nulla.
La domanda sorge spontanea: a chi può giovare questo concorso? Al Ministero della pubblica istruzione che trova un modo semplicistico per sbrigare il problema del precariato nella scuola? Oppure a chi incasserà quei 130 milioni di euro spesi dallo Stato per il concorso? Oppure… non sarà l’ennesima idea “all’italiana” per sistemare amici, parenti e amanti, concussori e corrotti, che a causa della crisi non trovano collocazione professionale? (come i non abilitati all’insegnamento che hanno avuto accesso al concorso di cui sopra).
Il nostro è un Paese molto particolare, Ministro Profumo. Un Paese dove perfino i concorsi per diventare magistrato vengono impugnati per irregolarità. Come si può pensare di risolvere il problema del precariato nella scuola con un simile “colpo di spugna” sulle graduatorie a esaurimento, ricorrendo allo strumento del concorso pubblico che in Italia tanto si presta a “dubbi legittimi”? Forse non è al corrente degli errori, delle irregolarità e dei ricorsi verificatisi anche negli ultimi test di ingresso ai tirocini formativi attivi? Forse allora, Signor Ministro, la sua è nella migliore delle ipotesi semplice ingenuità.

Il mio augurio è che queste righe possano arrivare fino a Lei e portare un ripensamento, un passo indietro, su questo concorso, che porterà inevitabilmente a ricorsi giurisdizionali ed amministrativi, che non potranno che rallentare ulteriormente il Paese.
Nel congedarmi, le faccio presente che un modo per fermare la messa in ruolo di docenti precari che non meritano di esercitare questa professione ci sarebbe: l’anno di prova che segue la nomina esiste esattamente per questo motivo. Perché non provare ad impegnare risorse economiche e umane in questa direzione, in modo da eliminare le “mele marce” che, come in ogni categoria, sono presenti anche tra i precari della scuola?
Noi seri professionisti saremmo i primi ad esserle grati per questo.

Riccardo Melchiorre

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