Piove, politica ladra

Che la propria casa o il proprio negozio finiscano allagati se la piena del fiume supera di pochi centimetri il livello di esondazione non è colpa della natura, come vorrebbe far credere il presidente della regione Luca Zaia, ma un suo fallimento in due anni da commissario.
Dal 2010, gli interventi fondamentali per la sicurezza del territorio, come l’invaso di viale Diaz a Vicenza e il bacino di laminazione di Caldogno (opere che da sole non sono comunque sufficienti a risolvere l’emergenza delle piene) sono fermi alla fase progettuale.
Il resto sono scuse, chiacchiere, giustificazioni inaccettabili. Lo Stato non ha sbloccato i finanziamenti se non quattro giorni prima dell’alluvione? Scaricare la colpa è facile, assumersi la propria quota di responsabilità difficile, per chi viene pagato dai cittadini per rappresentare i loro interessi, e non i propri. Cascano sempre dalle nuvole, questi politici dei partiti: costretti a giustificare i loro privilegi e gli sprechi della casta, in questo caso regionale, oggi recitano la parte degli indignati per non aver saputo ottenere ciò che è dovuto ai veneti e ai vicentini.
Spendono e spandono in opere faraoniche e devastanti come la Pedemontana e poi si lamentano se non hanno soldi per la prevenzione. Firmano piani di assetto territoriali pieni di nuovo cemento, per costruire case che non si a chi destinare, negozi che non sanno a chi vendere e capannoni che non si sa come utilizzare, per poi darsi a piagnistei da ambientalisti d’accatto sul dissesto idrogeologico. Fanno il tifo (Pdl e Lega) o fingono di opporsi (Pdmenoelle e sinistre varie) all’esproprio di sovranità e democrazia della base americana al Dal Molin, senza avere la dignità di italiani e di veneti per protestare sulla totale assenza di informazioni ufficiali sull’impatto delle palificazioni sulla falda sottostante.
I cittadini vogliono fatti, non parole e fumo. Chiedere a Roma i milioni necessari al bacino di Caldogno è il minimo indispensabile, e non doveva esserci il bisogno di un possibile disastro per fare ciò che Variati e Vezzaro avrebbero dovuto già fare.
Un cambiamento vero nella pianificazione del territorio potrà esserci solo adottando una politica del “Cemento Zero”, ponendo al primo posto l’ambiente e la qualità della vita, anziché gli interessi particolari di palazzinari e politicanti.
Piove, politica ladra.
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