Quanto costa cercare il petrolio?

Una breve premessa: Il 24 marzo 2005 con decreto del ministero per lo sviluppo economico è stato concesso il permesso di ricerca “B.R. 268 R.G.” alla società Vega Oil Spa con sede a Roma ed amministrata dal Dott. G. Rigo de Righi. La Vega risulta interamente controllata dalla Cygam Energy, con sede negli USA. Un’ analoga concessione (d490B.R.-.RG), per la stessa zona, era stata rilasciata a favore della Rigo Oil Company Ltd che ha ottenuto di farla intestare  alla suddetta Vega Oil Spa. La Cygam Energy conduce anche attività di esplorazione in Tunisia tramite la Rigo Oil, che è titolare di quattro permessi di ricerca, di cui tre come operatore. In tutto questo si colloca la società Petroceltic Elsa Spa che ha solo il 40% della licenza ma della quale si occupano tutti i giornali. Da queste poche righe un dubbio nasce. Chi controlla chi? Siamo così certi che siano gli stranieri a voler trivellare i nostri mari?

La prima richiesta di esplorazione dei fondi marini per la zona in questione quindi risale al 31 ottobre del 2000.

Ora, dopo 10 anni, è salpata la Ogs Explora per realizzare la cosiddetta “prospezione geofisica”, ossia sta valutando i fondali per capire dove potrebbe esserci il petrolio e dove sarebbe il posto più adatto per istallare una piattaforma per la trivellazione. Per questa prima fase, definiamola per comprensione “esplorativa”, come riportato nei documenti pubblicati nel sito del ministero dell’ambiente, non è necessario attendere la valutazione di impatto ambientale VIA, che è ancora in fase di valutazione. La VIA è invece necessaria per iniziare le trivellazioni.

Ciò premesso, a distanza di pochi giorni dalla partenza della nave dal porto di Ortona, si sono susseguite interrogazioni parlamentari, regionali ed europarlamentari sull’argomento. Per la cronaca il 28/04/2010 è intervenuta la senatrice Poli Bortone per quanto riguarda l’impatto ambientale relativo alla zona di mare vicina alle Isole Tremiti, il 6/05/2010 i parlamentari Astore, Ferrante, Della Seta, Burgaretta Aparo, A questi si aggiunge l’europarlamentare Salvatore Tatarella  ed il consigliere della regione Abruzzo G. Tagliente. Che sia l’effetto panico scatenato dall’incidente della BP al largo delle coste della Louisiana a scatenare questo putiferio?

Le inchieste le lasciamo a chi ha i mezzi per farle. La cosa che volevo mettere in rilievo è un’altra. Mantenere in essere una licenza di sfruttamento di quelle di cui stiamo trattando costa pochissimo. 5,16€ al kmq maggiorata dell’adeguamento istat. Mantenere in piedi una licenza per la Zona B2, quella della mappa per intenderci, che è di 126.65kmq costa 653 Euro all’anno (+adeguamento istat…), però anticipati…

Ecco le tariffe previste dal decreto 625/96:

CAPO IV – ARMONIZZAZIONE DELLE DISPOSIZIONI IN MATERIA DI CANONI E DI ALIQUOTE DI PRODOTTO DELLA COLTIVAZIONE
Articolo 18 – Armonizzazione delle disposizioni sui canoni.
1. A decorrere dal 1° gennaio 1997, i canoni annui per i permessi di prospezione e di ricerca e per le concessioni di coltivazione e di stoccaggio nella terraferma, nel mare territoriale e nella piattaforma continentale italiana, sono così determinati:
a) permesso di prospezione: 5000 lire per chilometro quadrato;
b) permesso di ricerca: 10000 lire per chilometro quadrato;
c) permesso di ricerca in prima proroga: 20000 lire per chilometro quadrato;
d) permesso di ricerca in seconda proroga: 40000 lire per chilometro quadrato;
e) concessione di coltivazione: 80000 lire per chilometro quadrato;
f) concessione di coltivazione in proroga: 120000 lire per chilometro quadrato;
g) concessione di stoccaggio insistente sulla relativa concessione di coltivazione: 20000 lire per chilometro quadrato;
h) concessione di stoccaggio in assenza di relativa concessione di coltivazione: 80000 lire per chilometro quadrato.
2. Nel caso di titoli minerari ricadenti nel territorio delle regioni a statuto speciale o delle province autonome di Trento e Bolzano i canoni di cui al comma 1 sono dovuti alla regione o provincia autonoma.
3. I canoni di cui al comma 1 sono aggiornati con decreto del Ministro delle finanze di concerto con i Ministri dell’industria, del commercio e dell’artigianato e del tesoro.

Per quattro soldi si tengono in piedi per anni e anni licenze di sfruttamento soggette a pratiche burocratiche talmente complesse che è praticamente impossibile utilizzarle entro i termini previsti. Una multinazionale perchè dovrebbe imbarcarsi in una situazione del genere e sostenere costi elevatissimi per operare nel rispetto dei vincoli imposti e per le valutazioni di impatto ambientale che sono a carico del committente sapendo in partenza che non riuscirà mai ad estrarre nemmeno una goccia di petrolio? Lo stato e le regioni per incassare pochi euro fanno lavorare commissioni, tecnici e capitanerie di porto esponendosi al rischio di perdere consensi su consensi.
Ricapitolando, Vega Oil Spa e Petroceltic Elsa Spa sostengono dei costi senza incassare nulla dallo specifico progetto mentre lo Stato fa lavorare le sue strutture per avere 653 euro all’anno. Il conto non torna.
Gli amanti del mare delle Tremiti possono stare tranquilli, è un’altra opera di “distrazione di massa”. Erano gli anni 70 in cui si impiantavano cattedrali nel deserto. Ora siamo nel nuovo millennio, le cattedrali si progettano e basta.
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