Quel che resta del Veneto

Continua il ballo delle province. Abolizione, fusione, riduzione…
Se all’inizio in Veneto si dava per condannata solo Rovigo, le ultime stime vedrebbero salve solo la Provincia di Verona e quella di Venezia, in quanto capoluogo di Regione e contestualmente alla prossima istituzione della città metropolitana, entro il 2014.
I parametri definitivi per la soppressione delle province verranno decisi solo tra 10 giorni, ma facciamo finta che la scenario sia quello paventato.
Nell’immediato futuro resterebbe attiva solo la provincia di Verona, quando, una volta inglobate Mira, Spinea, Quarto d’Altino e Marcon nell’area metropolitana, anche Venezia dirà addio alla sua (come da Legge Regionale 36/1993).

Cosa ne sarà di quel che resta del Veneto? Nessuno sa dirlo. Si parla di macro-province tra Padova e Treviso, Rovigo e Padova, Treviso e Belluno…
Quello che per ora sta accadendo è che il Veneto inizia a perdere pezzi! Il 27 giugno, infatti, dal consiglio regionale è arrivato il via libera ai Comuni di Cinto Caomaggiore (Ve) e Sappada (Bl) per il passaggio alla Regione Friuli Venezia-Giulia.

Quel che resta del Veneto
© M5S – Vicenza

Il primo comune aveva indetto un referendum nel 2005, il secondo nel 2008. Da allora, un lungo iter di ricorsi e controricorsi lasciava pensare che il fatidico passaggio non sarebbe mai avvenuto; ora cambia tutto. Cambia, perché si crea il precedente. E per due comuni che hanno visto accolta la loro richiesta di passaggio al Friuli, ce ne sono altri 14 che hanno fatto chiesto l’annessione alle province di Trento e Bolzano. Di questi addirittura 9 sono in provincia di Vicenza: Pedemonte, che ha votato insieme a Sappada, e l’intero Altopiano di Asiago, dove si è tenuto un referendum nel 2007.

Ecco così che svendiamo il nostro territorio ai nostri vicini a statuto speciale, mascherando l’interesse economico (sacrosanto) con discorsi su confini naturali, culturali o storici.
Via Cortina, via Asiago… magari poi saluteremo Bibione, poi chissà.

Dopo quindici anni di immobilismo, il Governo Monti sta tentando di sbloccare le riforme istituzionali. Tuttavia, una cura fatta di interventi bruschi e poco ragionati rischia di aggravare il male, non tenendo conto dei servizi erogati e delle competenze territoriali. Si accorpano tribunali, chiudono ospedali, eliminano province solo per fare cassa, senza guardare al disegno complessivo e alle necessità del territorio. Che ne è stato, per esempio, della discussione sulle Regioni a statuto speciale (istituite in quanto frontiere, requisito che non sussiste più nell’Europa di Schengen) ?
I comuni veneti stanno facendo le valigie per poter godere degli stessi privilegi dei loro vicini. Privilegi che non hanno più ragion d’essere.
Discutere di Euroregione alpina (esistevano già l’Alpe Adria a est e la Reno-Alpi a ovest, mai sfruttate a dovere) e chiedere “più Europa” ha ben poco senso, quando in casa nessuno muove un dito per le riforme davvero necessarie!

Come l’accorpamento dei comuni sotto i 5.000 abitanti, da sempre obiettivo programmatico del Movimento 5 Stelle.
Abbiamo analizzato la nostra provincia. Nel vicentino ci sono 121 comuni, dei quali 69 sotto i cinquemila abitanti. Secondo le nostre stime, con gli accorpamenti si può arrivare ad avere 72 comuni. Significa 49 amministrazioni in meno, il 40%.
Il Testo Unico sugli Enti Locali (TUEL), del 2000 e recentemente aggiornato, stabilisce che la fusione di due o più comuni va decisa dalla Regione, su iniziativa dei sindaci coinvolti.
Il Consiglio regionale non potrebbe attivarsi in tal senso, studiando un piano di fusione nel tentativo di salvare altri “capitoli di spesa” importanti per i cittadini, e insieme muovendosi a livello interregionale e centrale per una modifica costituzionale che riveda lo status delle cosiddette “regioni autonome”?

Prima che il Veneto si sgretoli… senza fretta!

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