Scuola… Pubblica?

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Scuola… Pubblica?
di Annamaria Conte
(www.grillibassano.it)

La situazione della scuola italiana si presenta particolarmente critica, soprattutto ora. Il tutto è dovuto ad operazioni di taglio che, sebbene necessarie per contenere la spesa pubblica, sono andate ad incidere su di un settore essenziale per il futuro: l’istruzione.
I tagli hanno riguardato non solo i finanziamenti, ma anche il personale, con effetti se possibile ancora più deleteri.
Risultato: le scuole non riescono a garantire un funzionamento consono alle esigenze espresse dalle famiglie, né a garantire una dotazione di mezzi, beni e personale adeguata. Le scuole quindi non riescono a coprire le assenze brevi delle docenti, per malattie stagionali, ed i finanziamenti erogati non riescono neppure a coprire le assenze “lunghe”, per maternità o per malattie gravi…
Tutte le scuole registrano crediti consistenti verso il Ministero per supplenze non pagate. Per dare un’idea del fenomeno, da un’indagine di giugno 2010 tra le 29 scuole del bassanese, risultava un credito complessivo di quasi 2,5 milioni di euro. Si tratta di soldi che sono stati anticipati per coprire assenze, soprattutto per maternità o gravi patologie, negli anni 2008-2009, che lo Stato non ha ancora finanziato e per cui non ha nemmeno fornito garanzie di rientro. Pertanto tutte le scuole si trovano ora in grave sofferenza economica, avendo dovuto far fronte a tale spesa ricorrendo spesso a prestiti o finanziamenti, oppure utilizzando fondi destinati ad altro, fondi che ora non si riescono più a reperire.
Non potendo anticipare ulteriormente le spese per supplenze, in caso di brevi assenze di personale, si ricorre ad ore aggiuntive del personale docente, ore che non si ha garanzia alcuna che verranno pagate, oppure si ricorre ad accorpamenti di classe, con conseguenti problemi di gestione e soprattutto di sicurezza, dovuta al notevole numero di alunni.
Inoltre, grazie alla contrazione dell’organico registrata in primis nella scuola dell’obbligo, a seguito dell’applicazione delle nuove direttive, non si riescono a soddisfare le esigenze delle famiglie. Se prima ogni istituto garantiva un orario scolastico variabile tra 27 e 40 ore settimanali, ora non c’è più la possibilità di andare oltre le 27 ore (o di 40 solo laddove vi sia il tempo pieno). Le ore aggiuntive che prima venivano usate per attività di supporto agli alunni non si possono quindi più fare. Eventuali richieste da parte dei genitori possono essere soddisfatte solo ricorrendo all’istituzione di servizi a pagamento, costi che necessariamente vanno a gravare sulle famiglie.
Per non parlare dell’assistenza ad alunni diversabili, che vedono ridursi sia i fondi a loro destinati (il citato D.M. 21/07 prevede ben 12 euro annuali per ogni alunno diversabile), sia il personale necessario per supportarli.
La stessa offerta formativa della scuola viene contratta: molte attività caldeggiate dai genitori per implementare la formazione dei propri figli risultano ora difficili se non impossibili da attuare.
La qualità del servizio scolastico così si riduce drasticamente…
Il taglio del personale non docente comporta problemi per quanto concerne la sicurezza (si riduce la vigilanza su spazi quali corridoi, cortili, ingressi,…); vengono anche ridotti gli ulteriori servizi erogati da tale personale (assistenza agli alunni più piccoli o diversamente abili, difficoltà ad assistere alunni che si sentano poco bene, accoglienza…). Sono tutte cose che possono anche essere ritenuti non indispensabili, almeno ad una prima analisi, ma sicuramente contribuiscono a far sentire l’alunno a proprio, soprattutto i più piccoli, che maggiormente ne hanno bisogno.
Non solo, molto spesso il personale non docente riusciva a garantire un servizio di accoglienza anticipata al mattino e anche un servizio di ulteriore custodia oltre l’orario scolastico, per venire incontro alle esigenze dei genitori che dovevano recarsi al lavoro. Ora, con i tagli al personale, tutto questo potrà essere fatto solo a pagamento, pertanto gravando ulteriormente sulle famiglie.
Si rischia che l’unico servizio che potrà essere erogato saranno le pulizie!
Per non parlare del finanziamento delle normali spese di funzionamento: i fondi erogati dal Ministero sono del tutto insufficienti. Si tratta di acquisto di materiale di pulizia e per l’igiene (sapone, carta igienica, detersivi…), ma anche carta, penne, pennarelli, fogli, giornali e riviste e quant’altro possa servire per garantire l’istruzione degli alunni ed il funzionamento della scuola (acquisto di pagelle, registri, certificati…).
Si è costretti quindi a sperare nei finanziamenti erogati dal Comune o dalla Provincia, ma, visti i tagli effettuati anche sul bilancio di questi enti, non è possibile coprire completamente tutte le spese.
E allora non rimane che chiedere soldi alle famiglie, e non solo soldi.
In talune realtà, anche qui nel cosiddetto “ricco Nord Est”, i bambini vanno a scuola con la confezione di carta igienica, il pacco di carta per fotocopie, la confezione di sapone…
La spesa continua a ritornare sulle famiglie.
Il risultato finale? la scuola pubblica è sempre meno pubblica e soprattutto sempre meno di qualità.

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